La Passione di Cristo va in scena nel borgo antico

26 Marzo 2018

A Gessopalena il regista Claudio Di Scanno prepara la Sacra Rappresentazione «Un quadro vivente ispirato alla Resurrezione di Lazzaro del Caravaggio» 

GESSOPALENA. Attori, musicisti, coristi, danzatori e bambini riempiranno le scene della Passione che avrà luogo Mercoledì Santo, 28 marzo, a Gessopalena, in un contesto “polifonico” creato da Claudio Di Scanno, cui pro loco e Comune hanno affidato quest’anno la regia della 35esima edizione della Sacra Rappresentazione. Si tratta di uscire dagli elementi declamatori tipici delle sacre rappresentazioni paesane legate a un testo, spiega Di Scanno, e nel contempo formare un contesto dove entrano in gioco simultaneamente corpo, danza, creazione di immagini. «Il corpo degli attori diventa la scenografia vivente», aggiunge il regista, che nelle settimane scorse ha attivato anche un laboratorio teatrale proprio su questo tema, « e assolutamente nulla si ferma alla declamazione del testo».
Si inizia sul sagrato della chiesa, in piazza, con degli annunci su Gesù gridati da due donne e ripetuti da una trentina di personaggi che si muovono agitati e apparentemente disordinati sulla scena, ritmati da un timpano e da un gruppo di musicisti a fiato. Non c’è spazio temporale fra gli uni e gli altri, ma una fredda convulsione che fa largo ad un quadro vivente raffigurante la Resurrezione di Lazzaro del Caravaggio. Questa immagine, spiega ancora Di Scanno, «è l’assunto drammaturgico che sancisce la diversità di Gesù, nel senso che non si limita alle predicazioni, ma compie i miracoli, quindi trascende la normalità e crea una reazione al potere sacerdotale e politico. Questo punto sancisce l’inizio della Passione». E’ anche l’inizio della predicazione cristiana, con Gesù circondato dai suoi discepoli che condividono un momento tipico dei giovani, la danza, al suono strumentale del “Ma navu” (“Com’è bello”), un canto ebraico musicato recentemente su un versetto di Isaia inneggiante alla pace e diventato una danza rituale.
Il “Ma navu”, secondo il regista pescarese, esprime anche l’energia dei giovani che acquisiscono subito il messaggio cristiano e lo fanno proprio, poiché «Cristo è un grande rivoluzionario, allora come oggi», continua Di Scanno, «per chi crede e chi non crede. Egli cozza contro lo spirito del tempo, e per i giovani rappresenta un segnale di forte contemporaneità».
La scena si sposta su un palco a pochi metri dal sagrato, dove si mostra il rapporto di Gesù con i suoi (Ultima Cena e Getsemani), ma anche il tradimento di Giuda e la cattura. Di nuovo sul sagrato per il Sinedrio e la condanna. Dopodiché inizia la Via Crucis, ricca di azioni sceniche culminanti nella reazione violenta dei discepoli verso i sacerdoti. All’imbocco di via Castello nel Paese Vecchio si odono i primi lamenti del Pianto della Madonna di Jacopone da Todi, e lungo il tragitto si assisterà a “microazioni” con la riapparizione dei personaggi precedenti (bambini col mappamondo, apostoli che guardano Giuda impiccato, donne anziane in nero come tante madri in lutto), il tutto evidenziato da una illuminazione surreale. La scena finale della Crocefissione è sulla sommità del Paese Vecchio, dove l’intera Passione è sintetizzata dai versi di Jacopone. Segue la deposizione, accompagnata dal volo dei colombi, segno di risurrezione e di pace. Di Scanno fa anche un commento a questa esperienza di “teatro in piazza” con un centinaio di partecipanti iniziata un mese e mezzo fa.
«L’elemento distintivo e significante è la presenza dei giovani», dice il regista, «che dà un senso teatrale particolare, cioè autenticità ed energia. Mi sono soffermato sulla tecnica dell’attore», conclude Di Scanno, «in modo che nei prossimi anni i giovani si possano mettere in gioco da soli, riducendo i luoghi comuni della recitazione (gestualità inconcludente e così via), ma sforzando di creare una sorta di professionalità nel dilettantismo tramite una situazione incentrata sul rigore, nel senso della motivazione che ha vinto sul pressapochismo. La Passione è un pezzo di storia di Gessopalena, quindi ci vuole partecipazione fortemente consapevole, nel senso che si porta sulle spalle il peso di una tradizione. Ciò che ho trovato anche nelle musiche curate da Mario Tiberini, che non sono di semplice accompagnamento, ma sono entrate pienamente nella drammaturgia».
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