La passione illustrata Cartoline d’amore a Torrevecchia Teatina

Da sabato nel Museo della lettera d’amore un’esposizione di 160 esemplari d’epoca, concerti e incontri con scrittori
Negli anni Sessanta Cesare Marchi sulla Domenica del Corriere si chiedeva: «I giovani d'oggi scrivono lettere d'amore? L'epistolografia amorosa, genere letterario fiorentissimo nei tempi andati, sta davvero morendo?». E commentava: «Oggi non si scrive quasi più, si telefona». Sembra un commento dei nostri giorni: i giovani d'oggi non soltanto non scrivono più, ma nemmeno si telefonano. Oggi si dichiarano e si lasciano con un semplice sms. Ma c’è chi, all’antica arte delle lettere e delle cartoline d’amore. E’ il Museo della lettera d’amore, a Torrevecchia Teatina, un progetto di Massimo Pamio e Rolando D'Alonzo, che, ospiterà incontri con scrittori e artisti, e mostre, concerti, recital.
Si parte, sabato alle 17 , con l’inaugurazione della mostra di cartoline d'amore, prima esposizione di una raffinata collezione di cartoline d'epoca donate da Maria Pia D'Amario, vedova di Renato D'Amario, straordinario collezionista. Nello stesso giorno, la poetessa romana Deborah D'Agostino terrà un recital, introdotto dalle note critiche di Vito Moretti.
L’appuntamento successivo è in programma il 15 ottobre, con inizio sempre alle 17: un incontro con lo scrittore pescarese, Alessio Romano, che donerà una sua lettera d'amore tratta dal romanzo "Solo sigari quando è festa" pubblicato da Bompiani. Romano parlerà anche dei suoi libri con Barbara Di Paolo e Monica Ferri.
Poi, il 22 ottobre (ore 17) si svolgerà un incontro con Mariagiorgia Ulbar (che donerà una sua lettera al Museo). Il 29 ottobre (sempre alle 17) è in programma l’ultimo appuntamento: un incontro con Maria Grazia Calandrone che donerà al museo una sua lettera d'amore. Introdurrà Andrea Gialloreto, docente dell'università d'Annunzio e l’arpista Benedetta De Simone.
E poi, a partire da sabato, c’è la mostra delle cartoline d’amor nel Museo della lettera d'amore.
Si potranno guardare circa 160 cartoline d'amore di diverse epoche, a partire dai primi del Novecento e poco oltre, che appartengono a varie tipologie.
Le più interessanti sono quelle in bianco e nero dipinte a mano, ma anche quelle di illustratori notevoli, Fiorenzo Duilio Guerzoni (Crevalcore, 1883-1963), Carlo Stragliati (Milano, 1868-1925), Domenico Mastroianni (Arpino, 1876 - Roma, 1962), Jan Styka (Lwow, Polonia, 1858 - Roma 1925) e molti altri (Gotti, Monastier, M. Santino, Okon). Notevoli sono anche le riproduzioni di opere di artisti famosi, da Jean-Francois Millet a Goya, ad Albert Besnard, a Charles Chaplin (da non scambiare con il regista e attore) pittore francese (1825-1891).
Le cartoline non sono solo italiane ma anche di altre nazioni, alcune raffigurano dive dell'epoca, come Annita Di Landa, sciantosa nata a Torino nel 1875, che posò giovanissima per lo scultore Grosso. Scritturata da una compagnia di prosa, passò in seguito al caffè-concerto esibendosi per qualche tempo in un baraccone sul Lago Maggiore.
«Le cartoline d'amore», spiegano i curatori della mostra, «conobbero una diffusione vastissima a partire dagli anni "30, giungevano infatti al destinatario, uomo o donna che fosse, dentro una busta chiusa per evitare ogni compromissione o imbarazzo. Si svilupparono soprattutto come messaggi privati tra amanti segreti o ostacolati, il messaggio d'amore doveva rimanere segreto, perciò la trasmissione avveniva di nascosto, mettendo in modo particolare il francobollo o addirittura scrivendo sotto di esso. Per l'epoca erano considerate "ardite", anzi, abbastanza scandalose, ma di sicuro effetto. Il bacio con relativa posa, uno sguardo "assassino", gesti di desiderio appena appena accennati, ma chiarissimi e allusivi, tutto era proibito e considerato "audace". Durante la prima guerra mondiale, era d'uso che i soldati al fronte si facessero fotografare in divisa, poi affrancavano il loro ritratto, e con qualche pensiero d' amore lo spedivano alla fidanzata».
«Qualche collezionista», proseguono i curatori, «sostiene che la cartolina d'amore, sia la discendente povera di quei bigliettini che nel Settecento i nobili inglesi, francesi e italiani si scambiavano tra di loro come gioco di società, con sopra frasi d' augurio, motti scherzosi, proverbi, versi leggermente osé, impreziositi da ghirigori e allegorie. Quanti sospiri, quanti abbracci, capelli impomatati e labbra vermiglie! Le cartoline d'amore percorrono così tutto il Novecento, con la loro grafica, spesso ritoccata e ricolorata da mani esperte, con le frasi vergate a mano sul retro, che ricordano nelle parole l'eco di D'Annunzio e l'impertinenza delle poesie di Gozzano».
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