La prima ascesa sul Corno Grande nel film su Francesco De Marchi

A 450 anni dall’impresa, l’opera di Luca Cococcetta ripercorre le gesta del precursore dell’alpinismo Sarà l’attore Massimo Poggio a vestire i panni del viaggiatore rinascimentale alla scoperta delle vette
L'AQUILA. La maestosa vetta del Corno Grande avvolta dalle nubi drammaticamente scure di fune estate. La distesa ormai dorata della piana di Campo Imperatore. Il grigio striato di verde delle cime del Gran Sasso. L’Abruzzo più bello diventa protagonista e allo stesso tempo straordinaria tavolozza di colori per le riprese di Monte Corno. Pareva che io fussi in aria, il docufilm di Luca Cococcetta, che ripercorre l’impresa compiuta 450 anni fa da Francesco De Marchi, ingegnere, architetto, cartografo e alpinista ante litteram. Bolognese, giunto in Abruzzo al servizio di Cosimo I de' Medici, De Marchi fu protagonista nel 1573 della prima ascensione dei 2.912 metri della cima del Gran Sasso d’Italia, in un'epoca in cui praticamente nessuno si sognava di conquistare le cime montuose.
L’anniversario dell’avvenimento cadeva lo scorso 19 agosto, una data che il regista aquilano Cococcetta ha deciso di celebrare ricostruendo fedelmente il percorso che l’uomo del Rinascimento fece per giungere sulla vetta più alta degli Appennini. A interpretare De Marchi è l'attore Massimo Poggio, circondato nelle scene da un cast in abiti d’epoca. Intrecciati alla ricostruzione dell'ascesa in fiction, con immagini della salita sulla roccia calcarea del Corno Grande, ci saranno, nella pellicola, interventi di storici dell’alpinismo, esperti della montagna e alpinisti. Le prime riprese del documentario risalgono al luglio scorso, con Stefano Ardito, giornalista e storico; Roberto Mantovani, storico dell'alpinismo; Vincenzo Brancadoro, esperto della montagna aquilana e presidente della seziona Cai L'Aquila. Dopo le riprese in costume sul Gran Sasso appena concluse, la produzione proseguirà con una terza sessione che coinvolgerà l'alpinista Hervé Barmasse e il geologo e divulgatore scientifico Mario Tozzi, che parleranno della misurazione della vetta, del Ghiacciaio del Calderone, dei commerci di lana e pelli tra L'Aquila e Teramo passando per Campo Imperatore.
«Una storia incredibile ed entusiasmante», ha raccontato Cococcetta, «che merita di essere raccontata sia per la sua valenza storico-culturale sia per l'opportunità di mostrare gli scenari e la ricchezza naturalistica che il Gran Sasso e tutti i borghi del comprensorio offrono».
A Pareva che io fussi in aria si lavora da due anni per realizzare una pellicola complessa, prodotta da Visioni Future, che dovrebbe essere pronta per il prossimo febbraio. La sceneggiatura di Marco Zaccarelli ripercorre con fedeltà i passi di De Marchi, il quale raggiunse l’impervia vetta del Corno Grande, realizzando un'impresa epica per quei tempi. Un’impresa compiuta solo per la curiosità di salire su quella che lui, sbagliando, riteneva la montagna più alta d'Italia. Nel film rivivono le difficoltà che una scalata a 2.912 metri poteva comportare senza i mezzi tecnici e le conoscenze di oggi, ma anche il senso di meraviglia che la natura selvaggia e imponente poteva suscitare. Massimo Poggio, l’interprete di De Marchi, è lui stesso un appassionato alpinista. «Il documentario è stato opzionato per la distribuzione televisiva internazionale dalla società Windrose», fa sapere Cococcetta, «e seguirà un percorso di festival, soprattutto quelli tematici sulla montagna».
Ad appoggiare l’idea del documentario tante realtà, a partire dal Club Alpino Italiano, sponsor principale del progetto. Altrettanto entusiasticamente hanno voluto contribuire il Consiglio regionale Abruzzo, il Cai Sezione Aquilana, il Gran Sasso Science Institute (Gssi), con gli enti patrocinanti Centro Turistico del Gran Sasso, Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, e i Comuni dell’Aquila, Santo Stefano di Sessanio e Bologna. Supportano il progetto anche gli Usi Civici di Assergi, l'associazione Cantiere Cultura, Sextantio, l'Ostello Campo Imperatore, Amaranto 99.
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