La prima autobiografia di chi ha sposato una ipervegetariana

20 Febbraio 2016

In un libro (presto un film) Fausto Brizzi racconta il menage Almeno tre milioni di italiani dicono no a carne e affini

di Giuliano Di Tanna

La scena la ricordiamo tutti. Lei, bionda, con i capelli ricci e la faccia ancora non botoxata di Meg Ryan, che, seduta in un ristorante, finge un orgasmo, per vincere una scommessa appena fatta con il suo commensale, un giovanotto, riccio pure lui, ma bruno, con la faccia di Billy Crystal. Poi, a missione (molto rumorosamente) compiuta, riprende a mangiare, come se nulla fosse. A una signora più anziana che, da un tavolo più in là, ha seguito, ammirata, la scena, un cameriere chiede: «Lei che cosa prende?». La risposta è perentoria: «Quello che preso la signorina». Per i distratti, la signorina, in quel vecchio film intitolato “Harry ti pesento Sally”, aveva preso un’insalata.

Da quell’insalata vera (e da quell’orgasmo finto) sono passati 27 anni e la schiera di persone che oggi prendono quello che ordinò la signorina Sally sono ormai legioni. Gli italiani che seguono una dieta e uno stile di vita vegeteriani e vegani sono in continua crescita. Secondo un rapporto pubblicato nel settembre scorso da Repubblica, il numero di vegetariani in Italia oscilla fra i 3 e i 4 milioni. Sono, invece, tra i 400 e i 700 mila i vegani, cioè quelli che escludono dalla loro dieta tutti i prodotti di derivazione animale, fra cui anche latte e uova, e si nutrono, quindi, solo di frutta e vegetali. E il popolo dei vegani cresce al ritmo del 10-15 per cento all’anno. Sempre secondo quel rapporto, il 31 per cento dei vegetariani ha fatto questa scelta «per rispetto degli animali»; il 9 per cento «per tutelare l’ambiente»; il 24 per cento «perché fa bene alla salute»; e il 36 per cento per altre ragioni. Tanto per dire, stasera alle 18, in un circolo di Pescara, l’Emporio della cooperativa Primo Vere, in via San Donato, è in programma una serata tutta vegana che fa parte della rassegne Bem Vivir, curata di Michele Meomartino. Il titolo del programma non ha bisogno di spiegazioni: “Golosità vegane in cucina”. A curarlo è Simona, una personal chef abruzzese che gestisce un blog, “L’orto ghiotto di Simona” (si legga l’articolo nel box qui a fianco).

Quando uno stile di vita oltrepassa la sottile linea che lo confina nel perimetro delle mode passeggere, è inevitabile che finisca per alimentare anche la letteratura e il cinema. L’esempio più recente, in questo senso, è il libro scritto dal regista e scrittore , Fausto Brizzi, “Ho sposato una vegana” (Einaudi, 132 pagine, 12,50 euro), che presto diventerà un film diretto dallo stesso autore. Nel libro, Brizzi racconta una storia vera (la sua), quella di un onnivoro che vive con una donna che di carne (e uova, latte etc.) non vuole sentire nemmeno parlare. «Sposare una vegana ha conseguenze imprevedibili», ammoniscono le note di copertina del volume. «Puoi ritrovarti a brucare l'erba da un vaso sul terrazzo, e sentirti in colpa per tutte le telline mangiate nella tua “crudele” vita precedente. Seguire questa dieta, scopri inoltre, comporta un grande dispendio di energie e - chissà perché? - di denaro. Roba da diventare nervosi per davvero, ancor piú quando, dopo mesi di torture, con sorpresa e quasi fastidio, sei costretto ad ammettere che i tuoi esami medici sono, per la prima volta, perfetti». A ogni mo. do, la storia di Fausto e Claudia ha un lieto fine, nel senso che Claudia vince e Fausto si arrende. Solo che, alla fine, spunta una complicazione: l'imminente arrivo di una figlia. La nuova arrivata seguirà lo stile di vita della mamma o quella del papà? Stile di vita non è un’espressione esagerata. Sì, perché essere vegano non è solo una questione di che cosa mangiare e che cosa evitare come la peste. I vegani, infatti, non usano neppure prodotti legati agli animali come piumini d’oca, coperte di lana, tessuti in seta e accessori di pelle.

Roberta Bartocci, biologa nutrizionista e vegcoach, ha stilato, di recente, per l’Adnkronos un decalogo con alcune indicazioni di base rivolte a chi vuole accostarsi a questo stile alimentare che, ha spiegato, è «in grado di connettere con valori profondi di non violenza e rispetto». Tra le regole suggerite ce n’è una che mette in guardia da rischi di eccessi sempre incombenti per i neofiti: «Se si inizia da zero partire dai piatti naturalmente vegani della propria tradizione gastronomica di famiglia e poi acquistare un libro di ricette vegane per tutti i giorni».

Infine, è possibile essere vegani se le persone che ci circondano e che amiamo non lo sono? La biologa non è ottimista. «Se le persone giudicano e non rispettano il cambio di alimentazione, soprattutto se fatto per motivi etici», suggerisce Roberta Bartocci, «è il momento di riconsiderare certe amicizie».

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