La Resurrezione di Piero, salvata da un militare e ora restaurata

23 Novembre 2016

AREZZO. L'azzurro del cielo quasi stordisce, denso e luminoso sopra ai verdi e ai bruni del paesaggio. E alle spalle del Cristo che risorge, le colline di Sansepolcro hanno ritrovato le loro...

AREZZO. L'azzurro del cielo quasi stordisce, denso e luminoso sopra ai verdi e ai bruni del paesaggio. E alle spalle del Cristo che risorge, le colline di Sansepolcro hanno ritrovato le loro architetture, troppo a lungo nascoste dalle ingiurie del tempo e dalla patina scura della fuliggine. A due anni dall'inizio dei restauri, La Resurrezione, opera iconica e sublime di Piero della Francesca, ha ritrovato i suoi colori. E anche un pezzo fondamentale della sua storia, che sempre più ora sembra tingersi di giallo. Perché la pittura parietale che secondo Vasari era l'opera più riuscita del raffinato maestro toscano, anzi la «più bella del mondo», come la definì entusiasta nel 1925 l'inglese Aldous Huxley, non è stata dipinta sul muro di fondo della Sala della Residenza, nel palazzo oggi trasformato in museo civico. Le indagini degli ultimi mesi, anticipa Cecilia Frosinini, direttore del settore Conservazione dipinti murali e stucchi dell'Opificio pietre dure di Firenze e responsabile del progetto, hanno accertato senza ombra di dubbio che l'attuale collocazione del dipinto, la stessa che alla metà del Cinquecento strappò l'ammirazione incondizionata del Vasari, non è quella originale.

Per motivi che ancora si ignorano, a un certo punto della storia di Sansepolcro- probabilmente quando Piero era già morto quindi dopo il 1492 - il muro originario fu segato e trasportato là dov'è ora. «Noi crediamo che il trasporto sia avvenuto a non più di 50 anni dalla realizzazione», precisa Frosinini, «forse anche prima».

Toscana, estate del '44, il tenente Anthony Clarke, è al comando della batteria Chestnut Troop , primo reggimento delle forze armate britanniche. Con i suoi soldati è appostato sulle colline intorno a Sansepolcro, hanno l'ordine di cannoneggiare la città, che si pensa sia ancora occupata dai tedeschi. Lui inizialmente obbedisce, poi un ripensamento lo blocca: «In fondo alla mente prese a tormentarmi un sottile interrogativo», scriverà qualche anno dopo nei suoi diari. Alla fine ricorda: «La pittura più bella del mondo!». Colto e appassionato d'arte, il giovane Clarke aveva letto a diciotto anni Along the road, il libro in cui Aldous Huxley definiva così, traslando Vasari, la Resurrezione di Piero della Francesca a Sansepolcro. E per questo ferma i cannoni. Anzi, il giorno dopo, entrando in città con le truppe britanniche, il tenente corre al palazzo comunale ed entra con il fiato sospeso a cercare la pittura, per fortuna rimasta intatta.

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