La sfida del Fai per Il Paese più bello del mondo

18 Dicembre 2019

Saibene a Teramo e Pescara presenta il saggio su storia e personaggi del Fondo Ambiente Italiano

Casa del maggior numero di siti Unesco, l’Italia è “Il Paese più bello del mondo”, come recita il titolo del bel libro di Alberto Saibene. Nelle oltre 300 pagine del volume (Utet, 19 euro), sottotitolo “Il Fai e la sfida per un’Italia migliore”, l’autore traccia la storia del Fai - Fondo Ambiente Italiano, la più grande impresa culturale privata in Italia. Una storia di passione e responsabilità iniziata nel 1975. Il racconto intreccia ai principali snodi della vita pubblica italiana del secondo dopoguerra le vicende del Fai e il ritratto di personaggi che furono pionieri della coscienza ambientalista e primi a battersi per la tutela dei beni culturali del nostro Paese. Giulia Maria Crespi, proprietaria del Corriere della Sera, l'architetto Renato Bazzoni, il giornalista Antonio Cederna, e gli ex partigiani Alberto Predieri, tra i primi esperti di diritto urbanistico, e Franco Russoli, storico dell'arte, erede di Fernanda Wittgens nella direzione di Brera. E la scrittrice Elena Croce, figlia di Benedetto, fondatrice di Italia Nostra nel 1955.
Alberto Saibene, milanese, storico della cultura italiana del Novecento, è autore di “L'Italia di Adriano Olivetti” (2017) e curatore delle antologie di scritti di Olivetti “Il mondo che nasce" (2013) e "Città dell'uomo” (2015), per le Edizioni di Comunità fondate dall'inventore dell’impresa sociale. Inoltre ha diretto il film “La ragazza Carla” (2015) dal poema di Elio Pagliarani. Saibene ha presentato ieri a Teramo “Il Paese più bello del mondo”, dialogando con la storica dell’arte Raffaella Morselli, ordinario di storia dell'arte moderna nell'ateneo teramano, in un incontro organizzato dalla delegazione Fai di Teramo, che ha presentato la nuova squadra (vedi box). Oggi il volume è presentato a Pescara, al Mondadori Bookstore (via Milano 74) alle 18, su invito della Delegazione Fai Pescara e Gruppo Fai Giovani. Con l’autore converseranno Rosaria Morra, vice presidente regionale Fai Abruzzo-Molise, Chiara Scarlato, capo Gruppo Fai Giovani Pescara, e lo scrittore Giovanni Di Iacovo.
Com’è nato il libro?
Nel 2015 ho curato “Conoscere e amare l'Italia”, mostra itinerante con oltre 300 foto di Bazzoni, uno dei padri del Fai, che ha toccato dieci città italiane. Le foto raccontavano la trasformazione dell’Italia. È stato naturale per il presidente Andrea Carandini chiedermi di scrivere un libro sulla storia del Fai.
Quanto è durata la ricerca e su quali fonti si è basato?
Ho impiegato due anni tra ricerca e stesura. Poiché non esiste un vero e proprio archivio del Fai mi sono mosso per le vicende più antiche sugli archivi personali dei fondatori, mentre per la storia recente è stato utile il Notiziario Fai, pubblicato dal 1980. I primi 10-12 anni della storia del Fai è una storia piccola, milanese. Il Fai diventa grande dal 1988, con l'acquisto del castello di Masino in malora. In quel momento inizia a delinearsi il rapporto con lo Stato. Sette anni prima c’era stata la donazione dell'abbazia e del borgo di San Fruttuoso (in copertina, ndc).
Quali fondatori ha conosciuto? E che relazione ci fu tra Italia Nostra e il Fai?
Ho conosciuto bene e più volte intervistato Giulia Maria Crespi, quasi una regina, persona con carisma e senso del comando, che all’inizio ha messo soldi di tasca propria. Allieva di Fernanda Wittgens, ha preso da lei la grande visione culturale. Ho conosciuto Elena Croce, grande personaggio, studiosa di letterature straniere, scrittrice, fondatrice di riviste, erede della rete di relazioni del padre. Italia Nostra fu l'incubatore del Fai, nella sede milanese si conobbero Bazzoni e Crespi, poi fondatori del Fai con Predieri e Russoli. Quattro pionieri, di ambiente e paesaggio parlavano solo loro in Italia. Certo, fu importante che Crespi fosse proprietaria del Corriere. Sulle sue colonne Montanelli scrisse della mostra milanese del 1967 di Italia Nostra e Touring “Italia da salvare”, che rivelò agli italiani la trasformazione scioccante del volto del Paese causata da un'edilizia selvaggia senza piani regolatori.
Oggi quali le figure importanti?
Figure di continuità sono oltre a Crespi e l'ex presidente Ilaria Borletti Buitoni, il presidente Carandini e il vice presidente Marco Magnifico, memoria storica del Fai e colui che ha trasformato una fondazione volontaria nella più grande azienda culturale privata in Italia, in grado di fare controllo di gestione e di pianificare come un’azienda.
Prossime sfide?
Il Fai, che quest'anno ha superato 200mila iscritti, si è affiancato e spesso sostituito allo Stato. È diventato la coscienza critica nella tutela e conservazione del paesaggio. Ha una responsabilità culturale e sociale. Dopo la Giornata di Primavera e I Luoghi del cuore una nuova sfida a lunga gittata è il Progetto Alpe - L'Italia sopra i mille metri, che riguarda anche l'Abruzzo e tutta la dorsale appenninica.
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