La sfida per 13 giallisti: un racconto thriller nel segno di Ovidio

30 Settembre 2019

L’editore Lupi lancia il guanto ed ecco “Miti e delitti” storie da brividi per audaci scrittori dall’Abruzzo e oltre 

Partire da Ovidio, e quindi dalla poesia di 2000 anni fa, come ha chiesto l’editore sulmonese Jacopo Lupi a 13 autori, per parlare di ciò che oggi chiamiamo thriller è un’impresa da far alzare le sopracciglia. A quel tempo non era in uso neanche la radice di questa parola, con l’odierno significato (che, giova ricordarlo, è quella anglosassone di “thrill”, brivido). Era letterariamente attestato in latino il metus, lo spavento; prima, la sua personificazione greca nella figura di Fobos; ed esisteva certo la ricerca del brivido, tra il pubblico assiso sulle gradinate degli anfiteatri, come quando nelle Coefore Eschilo fa irrompere in scena un personaggio il quale – parlando a Clitennestra (antesignana di Lady Macbeth d’ogni futuro giallo/ noir) – atterrito le grida: «Io dico che i morti uccidono i vivi!».
Questo era un thriller 2500 anni fa. Ma da allora tanto tempo è passato e la sensibilità è infinitamente mutata. Come allora prendere a base, sollecitati dal bimillenario della morte, Ovidio e le Metamorfosi per questi 13 racconti come avviene in Miti e delitti (2019, Lupi editore,collana Giallovidio), volume a cura di Andrea Del Castello, con prefazione del giallista abruzzese Romano De Marco e tavole di Monticelli e Pagone? Tanto più che le angolazioni da cui muovono i 13 autori sono assai varie, se non per ispirazione, per pratica pregressa: ecco allora il giornalismo nel curriculum di una Daniela Casciola (nata a Cocullo (e da 20 anni al Sole 24 ore) e un Paolo Di Vincenzo, quest’ultimo con pluriennale responsabilità fino al 2011 della pagina culturale del Centro; ecco la poesia, a impreziosire la pagina con la parola coltivata, delle poetesse Michela Di Gregorio Zitella, abruzzese, e Imma Telesforo, siciliana; ecco la solida attestazione nel mondo del giallo di una Marilù Oliva, bolognese vincitrice del Premio Scerbanenko 2018, alla quale tocca di aprire questa raccolta, e anche di un’Anna Vera Viva, pugliese che ha scelto di vivere a Napoli; ecco gli ovidiani peligni Raffaele Giannantonio e Simone Lupi; ecco le nuove voci della narrativa del curatore stesso Andrea Del Castello, di Alessandra Cotoloni (vicepresidente dell'associazione degli scrittori senesi), Sara Ferri da Pesaro, Walter Miraldi nato a Castel Di Sangro e Jon Mirko (pseudonimo dietro cui si celano i tosceni Giovanni A. Jonvalli e Marco Filistrucchi).
Per un racconto dal vero su questa esperienza abbiamo raccolto l’opinione di Paolo Di Vincenzo, autore del racconto L’allieva di Picucci, che vede tornare in azione il detective Marino Picucci, qui al secondo appuntamento coi lettori, in quanto protagonista, 5 anni fa, del giallo Il mistero dell’oro di Dongo (tradotto anche in inglese): «Un racconto giallo. Sembra una sfida alla lunghezza necessaria a raccontare un delitto e un’investigazione. E in effetti è una sfida, condensare in poche pagine un mistero, ed eventualmente, la sua risoluzione. Ma qui l’idea è piegare il racconto alla scelta di un mito ovidiano e io ho scelto quello di Pigmalione, ma nella sua accezione novecentesca, quindi del maestro che fa crescere la propria allieva».
Non c’è il rischio di scarnificare e meccanizzare troppo velocemente una trama?
«Certo, ma oggi, abituati come siamo a leggere testi sempre più brevi, è anche una necessità».
Marino Picucci è un investigatore che reclama spazio, nel mondo della narrativa, gialla e non; sappiamo che dopo Il mistero dell’oro di Dongo, sta scrivendo un nuovo romanzo che ha lui come protagonista. Ha inteso fargli reincontrare, nel frattempo, i lettori, col racconto L’allieva di Picucci?
«Sì, proprio per offrire alla possibile (e auspicabile) curiosità dei lettori diverse forme di scrittura. È un modo per dire: questo giornalista-detective si impegna in grandi imprese, come quella delle ricerca dell’oro dei fascisti e del carteggio Mussolini-Churchill, ma anche in attività meno difficili, come ritrovare la propria allieva; tutte, sempre, all’insegna del pericolo».
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