La stagione della caccia La Sicilia di Camilleri tra nobili, delitti e follia

ROMA. Francesco Scianna ben si adatta a Fofò La Matina, il personaggio uscito dalla penna di Andrea Camilleri protagonista di uno dei suoi romanzi storici, “La stagione della caccia - C'era una volta...
ROMA. Francesco Scianna ben si adatta a Fofò La Matina, il personaggio uscito dalla penna di Andrea Camilleri protagonista di uno dei suoi romanzi storici, “La stagione della caccia - C'era una volta Vigata”, film in prima visione assoluta in onda lunedì prossimo in prima serata dopo gli straordinari ascolti dei due nuovi episodi del commissario Montalbano e seguito, a un anno di distanza, della serie evento “C'era una volta Vigata”. Ma qui l'ironia la fa da padrona, anche se i morti si susseguono come in una sorta di effetto domino, dovrà arrivare uno dal nord a fare da Saint Vincent.
Siamo sempre a Vigata, ma alla fine del 1800. Qui Fofò, farmacista di umili origini, si muove seguito da una scia di di sangue e di passioni. Dietro la macchina da presa Roan Johnson, per una produzione Palomar in collaborazione con Rai Fiction, realizzata da Carlo Degli Esposti e Nicola Serra con Max Gusberti. Nel cast Miriam Dalmazio (la marchesina 'Ntontò), Tommaso Ragno (Don Totò Peluso), Ninni Bruschetta (padre Macaluso), Giorgio Marchesi (il gendarme Emiliano Saint Vincent), Alessio Vassallo (Nenè Impiduglia) e con la partecipazione di Donatella Finocchiaro (Donna Matilde).
Il tv movie, tratto dall'omonimo romanzo storico edito da Sellerio, riporta alla ribalta l'immaginaria cittadina siciliana, resa unica dalla fantasia di Camilleri, in un'appassionante saga familiare tra brama di potere, omicidi, follia e amori impossibili, tutti paradossi di un mondo nobiliare che comincia a sgretolarsi e che volge inesorabile al declino. Francesco Scianna, che interpreta il farmacista Fofò, spiega: «La bellezza del personaggio è che si muove in un mondo irrazionale. È un uomo che torna dopo un viaggio diverso e ci tiene che la gente non lo riconosca, ha lottato tanto per diventare quello che è. Ha una sorta di complesso di onnipotenza, come dicesse: guardate chi sono diventato, proprio io...».
«Finalmente sono una donna di Camilleri - sottolinea la siciliana Donatella Finocchiaro - Questo libro è un capolavoro di scrittura magistralmente adattato, diretto e anche ben interpretato dai burattini che siamo noi, ma i personaggi erano cesellati alla perfezione. Nel film non solo dramma, giallo ma anche tanta comicità. Con Tommaso Ragno non mi sono trattenuta dalla risate, anche noi attori siamo rimasti “vittime” di questa storia. Il mio personaggio è una donna schiacciata nel letto dal marito perché doveva fare il figlio masculo. Poi va fuori di testa ma solo che grazie alla follia riesce a essere una donna che può dire basta».
Tommaso Ragno confessa di essersi molto divertito: «Non essendo siciliano, confesso, ho creduto per un momento all'altro di essere cacciato, invece è andato tutto bene». Il regista Johnson spiega: «Quando ho parlato con Tommaso Ragno del personaggio di Federico, il miglior paragone che sono riuscito a fare è stato: 'Pensa come se i Peluso fossero i Sopranos del XIX secolo, come se tu fossi il James Gandolfini di Vigatà».
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