La tessitura abruzzese nella moda puntando sulle mani delle donne

PESCARA. Una collezione tutta prodotta in Abruzzo riutilizzando antiche coperte abruzzesi. Vuscichè, che in dialetto significa mescolare, è il nome del brand creato dalla designer Diana Eugeni,...
PESCARA. Una collezione tutta prodotta in Abruzzo riutilizzando antiche coperte abruzzesi. Vuscichè, che in dialetto significa mescolare, è il nome del brand creato dalla designer Diana Eugeni, origini aquilane e esperienze professionali in Condé Nast e Mondadori tra Milano, Londra e Parigi.
Rientrata lo scorso anno a Montepagano di Roseto, si è tuffata in una nuova avventura professionale da attivista della moda. Ha creato una capsula di abbigliamento e accessori completamente realizzata a mano in Abruzzo nei criteri di sostenibilità ed etica. Pezzi unici o quasi, al massimo a serie di 5, realizzati da artigiane che sono rimaste con poco lavoro o impossibilitate a lavorare nelle condizioni aziendali proposte per maternità o altri problemi. «L’Abruzzo da sempre è stato terra di artigiani façonisti. La tessitura, l’arazzeria, la produzione del gobelin e della lana di pecora cardata dai pastori in casa, sono attività quasi estinte», osserva Eugeni, che con il suo progetto intende recuperare la tradizione e reinterpretare il tessuto tipico Abruzzese più in generale, l’heritage artigianale e l’identità regionale trasformandoli in accessori e abbigliamento dal design contemporaneo. Un recupero manuale e senza processi chimici per fare delle antiche coperte abruzzesi, damaschi, gobelin e arazzi la materia prima e la sfida del brand. Della provincia di Chieti e di Teramo le artigiane coinvolte. A sugellare l’amore per il territorio di origine il lupo, simbolo del brand. La prima presentazione c’è stata ieri nel borgo di Montepagano, con una mini istallazione che esplora il mood della collezione. Seguirà Pescara, il 22 e 23 dicembre, alla galleria di artigianato e design Mercato Nero.
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