La tragedia di Alfredino e l’avezzanese che scese per ultimo nel pozzo

Nelle due puntate firmate dal regista Marco Pontecorvo la drammatica testimonianza dello speleologo Caruso
TERAMO. A distanza di quarant’anni il nome Alfredino Rampi dice ancora tanto a chi ha parecchie primavere alle spalle, riaccende il tragico ricordo dell’agonia e morte di un bambino di sei anni in fondo a un pozzo buio e rievoca lo sgomento di un’intera nazione che si fermò davanti alla tv sperando in un miracolo che non avvenne. La tragedia del piccolo, caduto la sera del 10 giugno 1981 in un pozzo artesiano nella campagna di Vermicino, vicino Frascati, è ricordata nella miniserie in due puntate Sky Original “Alfredino – Una storia italiana”, prodotta da Marco Belardi per Lotus Production, in prima tv il 21 e il 28 giugno su Sky Cinema 1 e Sky Cinema 2 (alle 21.15 e alle 21.45) e in streaming su Now.
La regia è del 54enne Marco Pontecorvo, figlio del grande Gillo, che ha detto in conferenza stampa di essersi avvicinato alla vicenda seguendo «una rotta precisa, etica, nel raccontare la storia di Alfredo Rampi, cercando di non cadere nel melodramma e tenendo lontani il pietismo e la tv del dolore. Era una scelta dovuta nei confronti dei protagonisti di quella vicenda, che appartiene all’Italia, entrata nel dna di tutti noi».
Il cast è guidato da Anna Foglietta, che interpreta Franca Bizzarri, la mamma di Alfredino, una donna forte e dignitosa: «Tutti abbiamo trattato questo progetto come un figlio, perché parliamo di quello che è stato il figlio di tutti, ce ne siamo presi una grande cura. Era importante raccontare questa storia per tutti gli italiani che hanno sofferto e per Franca Rampi, che a Vermicino è stata la madre di tutti». Vinicio Marchioni interpreta Nando Broglio, il vigile del fuoco rimasto per ore sull’imboccatura del pozzo per parlare con Alfredino, consolarlo e incoraggiarlo; Luca Angeletti è Nando, il padre del bimbo, Massimo Dapporto il presidente Sandro Pertini, giunto sul posto per confortare i genitori del piccolo.
Polizia, vigili urbani, vigili del fuoco, in tanti provarono a salvare il bambino, speleologi e semplici volontari sicuri di farcela per il solo fatto di essere esili. Con coraggio si calarono nel pozzo, stretto, profondo, fangoso, pieno di ostacoli, cercando di raggiungere il bimbo, che si lamentava sempre più debolmente, scivolato 60 metri più giù. Tra i volontari più tenaci il tipografo sardo Angelo Licheri e l’abruzzese Donato Caruso, di Avezzano, all’epoca tecnico al cinema avezzanese Valentino; anche lui di corporatura molto magra, Donato si calò per ultimo nel cunicolo, ma nonostante due tentativi nemmeno lui riuscì a riportare Alfredino in superficie. C’è anche la sua testimonianza nello speciale Frontiere “Vermicino. L’Italia nel pozzo” andato in onda il 13 giugno su Rai3.
Abruzzese pure il proprietario del terreno, di Tagliacozzo, accusato di omicidio colposo ma assolto nel processo. Il termine “tv del dolore” fu coniato proprio in quei tragici giorni, quando la Rai sulle sue reti, dopo i collegamenti speciali, attrezzò dal 12 giugno una lunga diretta da Vermicino per seguire i soccorsi, generosi ma improvvisati e confusionari, seguita da milioni di telespettatori (fino a 21 milioni), giustificata dall’impressione che il bambino potesse essere salvato da un momento all’altro e dall’arrivo di Pertini.
La diretta di 18 ore sconvolse i palinsesti e segnò un cambiamento profondo della tv, con l’irruzione della realtà. La mattina del 13, infine, dopo 60 ore di tentativi, fu chiaro che purtroppo il bambino era morto. Dalla tragedia che sconvolse il Paese nacque tuttavia qualcosa di buono, con la creazione della Protezione civile, oltre al Centro Alfredo Rampi, nato per volontà di Franca per promuovere la prevenzione dal rischio ambientale e il miglioramento del soccorso.
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