La verità sui lager e lo sterminio nazista in Italia

Lo storico abruzzese Di Sante presenta a Teramo “Criminali del campo di concentramento di Bolzano”
TERAMO. Le cupe vicende di uno dei principali luoghi di detenzione nazista nell’Italia occupata sono ricostruite dallo storico teramano Costantino Di Sante nel suo documentatissimo libro “Criminali del campo di concentramento di Bolzano”.
Il volume, pubblicato da Raetia (322 pagine, 24 euro), viene presentato oggi a Teramo per le iniziative legate alla Giornata della Memoria organizzate da Comune e Isml (Istituto per la storia del movimento di Liberazione nelle Marche e dell’Età contemporanea) di Ascoli Piceno, di cui Di Sante è direttore. All’incontro nell’aula magna del convitto Delfico (ore 17.30) partecipano l'autore, la vice sindaco Maria Cristina Marrone e l'assessore alla cultura Luigi Ponziani.
Nel libro Di Sante fa emergere nuove e terribili verità su un campo per decenni erroneamente ritenuto di semplice passaggio. Invece le carte inedite scovate dallo studioso in un lungo e certosino lavoro di ricerca dimostrano come la struttura bolzanina fosse in realtà un lager, in cui maltrattamenti, sevizie fisiche e psicologiche, torture e uccisioni erano la malvagia regola. Nella sua ricostruzione Di Sante suffraga il racconto con verbali, deposizioni, testimonianze, foto, disegni, certificati e altri documenti finora mai pubblicati, provenienti soprattutto dal National Archives di Washington e dall’Archivio dell’Ufficio storico dello Stato maggiore dell’Esercito italiano.
Materiale che esisteva già, raccolto nell’immediato dopoguerra dalle autorità alleate e italiane nell’indagine per individuare i colpevoli dei crimini commessi nel campo di Bolzano e nella sede del Corpo d’armata. Ma nessuno si era preso la briga di interrogarle quelle carte e metterle insieme per ricomporre un quadro completo e rivelatore del campo di via Resia (di cui resta parte del muro di cinta), dalla sua istituzione nell’aprile 1944 all’immediato dopoguerra, in cui furono rinchiuse 9.500 persone e da dove 3.802 internati vennero deportati verso i lager di Dachau, Flossenbürg, Mauthausen, Ravensbrück, Auschwitz. Studiando tutte le fonti Di Sante ha anche ricostruito biografie e volti dei principali responsabili nonché aguzzini tedeschi del campo di Bolzano, tra i quali una donna, Hilde Lächert, chiamata dagli internati la “Tigre” per la ferocia e sadismo con cui si accaniva soprattutto contro le prigioniere ebree. Di Sante fa luce inoltre sulla morte del capo della Resistenza bolzanina Manlio Longon, ucciso e non suicidatosi. Di Sante è autore di molte ricerche sull’internamento fascista, sull’occupazione della Jugoslavia, sul colonialismo italiano. Collabora con le università di Teramo e Roma Tre e fa parte del consiglio scientifico dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri. La sua più recente pubblicazione è “Auschwitz prima di Auschwitz. Massimo adolfo Ditale e le prime ricerche sugli ebrei deportati dall’Italia” (Ombre Corte, Verona 2014).
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