Latitudine, Longitudine Il dono di Diego a Venezia

7 Giugno 2017

L’artista teramano Esposito completa il ciclo di installazioni iniziate 16 anni fa  con una scultura nella sede della Fondazione Cini sull’isola di San Giorgio Maggiore

A Venezia, nello scenario suggestivo dell'Isola di San Giorgio Maggiore, culmina "Latitudine - Longitudine" di Diego Esposito, ciclo di opere intorno al mondo. L'artista concettuale teramano, classe 1940, pittore e scultore di statura internazionale, da quarant'anni vive tra Venezia e Milano (dove ha insegnato a lungo pittura nell'Accademia di Brera) dopo una fertile parentesi di sei anni negli Stati Uniti. Le sue opere - quadri, sculture, installazioni, land-art - sono collezionate in tutto il mondo. All'incantata città adottiva, porta di quell'Oriente che ha nutrito con le sue culture e filosofie la poetica di Diego Esposito, l'artista ha voluto regalare la settima e conclusiva opera del ciclo, con una donazione alla Fondazione Giorgio Cini, istituzione culturale tra le più importanti al mondo.
"Latitudine 45° 25' 35,16" N - Longitudine 12° 20' 43, 32" E" è la creazione di Esposito collocata nel giardino della Fondazione Cini sull'Isola di San Giorgio, là dove cade l'intersezione delle due coordinate terrestri del titolo dell'opera. L'installazione sarà presentata al pubblico venerdì 9 giugno, dalle ore 18. Nel corso della serata Nabila Chajai (arpa) e Fuad Ahmadvand (santur) daranno vita al concerto "Suoni di luce". Con Diego Esposito e i rappresentanti della Fondazione interverranno gli autori dei saggi del catalogo bilingue di oltre 200 pagine, pubblicato da Fondazione Mudima: Luca Massimo Barbero, Giovanna Dalla Chiesa, Antonio D'Avossa, Gino Di Maggio, Franco Farinelli, Fumio Nanjo, Pietro Montani.
L'opera omaggio a Venezia di Diego Esposito esprime un dialogo tra arte, natura, cultura, e assume un particolare significato estetico e simbolico in quanto il lavoro dell'artista teramano è da sempre concentrato sulla duplice condizione geografica e culturale che si stabilisce nel dialogo tra Oriente e Occidente, e di cui Venezia, sospesa sulle acque, è ideale emblema.
Questa ultima installazione della serie in divenire "Latitudine - Longitudine" consiste in una grande pietra di marmo di Zandobbio (dimensioni 98 x 150 x 140), realizzata con la collaborazione di Romina Facchinetti, titolare della società Marmo Zandobbio. L'artista ha scelto una pietra locale, come per le altre sei installazioni del ciclo. Ogni nucleo scultoreo è realizzato con pietre già distaccate dalla cava: una grande massa inerte e arcaica in cui l'artista incastona un inserto d'acciaio inox, un disco convesso riflettente come uno specchio d'acqua (o come un impassibile occhio metallico) il cielo e le sue incessanti mutazioni nell'arco della giornata e nel succedersi delle stagioni.
Spiega l'artista: «L'opera indica la via del cosmo, rendendo visibili tutti gli eventi del giorno e della notte. Appare e scompare ogni singolo istante di un continuo mutamento. I movimenti del sole e della luna, il giorno e la notte, la luce e il buio, il volo degli uccelli, il fruscio del vento, i riflessi della luce cangiante sull'acqua con il mutare continuo del cielo».
Esposito mette così in atto ogni volta un dialogo tra terra e cielo, riannodando in latitudini e longitudini diverse il filo di una trama e realizzando una costellazione al tempo stesso terrestre e celeste, costantemente in fieri. Il progetto artistico "Latitudine - Longitudine" è stato avviato, ormai 16 anni fa, nel Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato. La seconda scultura fu creata nel 2007 per l'Oriental Land Park di Shangai, la terza fu collocata nel 2010 nel parco del museo Caraffa a Cordoba (Argentina) e la quarta nel Centro culturale Wasi della capitale peruviana Lima. Nel giugno 2015 un'opera è stata posta nel tempio Muryokoin, a Koyosan, in Giappone; a settembre dello stesso anno il work in progress di Esposito ha lasciato il segno nel giardino dell'École supérieure d'art et design di Marsiglia. Nei diversi punti del globo le sculture costituiscono, spiega l'artista, una "famiglia terrestre" costantemente in comunicazione con la volta celeste, nel segno di una "fratellanza cosmica".
Il progetto si completerà con le fotografie satellitari dei due emisferi, che ne sveleranno il disegno nascosto. Ora il ciclo si conclude solo temporaneamente a Venezia, affidando proprio alla Fondazione Giorgio Cini il ruolo di custode della rete cosmica e terrestre dell'intero progetto.
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