Le Città di vetro di Ciccarini da domani all’Aurum di Pescara

1 Febbraio 2017

PESCARA. “Cities of Glass” (Città di vetro) è il ttiolo della mostra di opere dell’artista teatino Carmine Ciccarini che si inaugura domani nella Sala degli Alambicchi dell’Aurum a Pescara. La mostra...

PESCARA. “Cities of Glass” (Città di vetro) è il ttiolo della mostra di opere dell’artista teatino Carmine Ciccarini che si inaugura domani nella Sala degli Alambicchi dell’Aurum a Pescara. La mostra resterà aperta fino al 17 febbraio.

Senza filtri o alterazioni,Ciccarini, 60 anni , di professiione medico con una specializzazione in oculistic, fotografa la realtà, spiegano le note di presentazione della mostra, «oltre l'immagine, in un realismo crudo che ritrae la sensibilità più profonda dell'uomo moderno». Ciccarini vive e lavora tra Perugia, Roma e Chiusi, ma si muove nel mondo per le sue mostre e come medico senza frontiere.

«Iperrealismo e purezza classica ma soprattutto studio scientifico del colore», proseguono le note di presentazione della personale, «hanno portato il pittore a creare paesaggi urbani che entrano nella mente dello spettatore grazie ad un sottile gioco ottico subliminale. La melanconia riempie la solitudine degli scorci urbani contemporanei. Il punto di vista è una presa diretta sull'umanità ridotta a massa brulicante. La città ideale del Rinascimento si trasforma in una Gotham City di grattacieli, che prende il sopravvento sull'individuo. Ciccarini supera così l'alienazione dei non luoghi di Edward Hopper».

«Quelle di Ciccarini sono megalopoli contemporanee che si mostrano in tutto il loro lirico realismo, attraendo lo sguardo con mille luci e grandiose architetture», spiega Maria Paola Lupo, storica dell'arte e curatrice della mostra .

«Sono un cinefilo», racconta Ciccarini, «e il punto di vista dei miei quadri, spesso molto grandi, è quello della macchina da presa. Da oculista ho studiato il fenomeno della entropia, l'effetto dei colori sul sistema nervoso. Il grigio, ad esempio, è un colore che da quiete. Nella mia pittura ho unito surrealismo, simbolismo e tanti stimoli che ho ricevuto dalla pittura e cultura americana. Parlo di Hopper e di quella schiera di artisti a cui sono stato iniziato da Jean Michael Basquiat e grazie alla frequentazione della galleria di Mary Boone. Ho conosciuto Fernanda Pivano e, tramite lei, la nuova letteratura americana: da Auster a Mc Inerney, da Corso a Feringhetti nella sua casa editrice di San Francisco. A Montepulciano sono venuto in contatto con Elemir Zolla ed ho conosciuto il grande poeta Ceronetti. A Modena e poi nel suo appartamento di Great Jones Street, in un loft di Andy Warhol, ho frequentato, seppur brevemente. Basquiat».

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