Le donne nella Costituente: la loro voce, le loro battaglie

2 Gennaio 2023

PESCARA. Tra i membri della Costituente c'erano anche ventuno donne: elette il 2 giugno 1946, quando si votò anche per scegliere tra Repubblica e Monarchia, furono protagoniste in quel momento...

PESCARA. Tra i membri della Costituente c'erano anche ventuno donne: elette il 2 giugno 1946, quando si votò anche per scegliere tra Repubblica e Monarchia, furono protagoniste in quel momento storico in cui, per la prima volta, le donne italiane poterono esercitare il diritto di voto.
C’erano, tra queste ventuno donne, queste “Madri” della Costituzione, anche due formidabili donne abruzzesi. Filomena Delli Castelli, nata a Città Sant’Angelo il 28 settembre 1916, democristiana, che lavorò ai disegni di legge sul teatro e sulla cinematografia e si impegnò per far introdurre l'insegnamento della storia dell'arte a scuola. Delegata regionale dell’Azione Cattolica a soli 17 anni, continuò a studiare fino a laurearsi in Lettere e Filosofia, mantenendosi agli studi facendo la maestra. Durante l’occupazione tedesca prese parte alla Resistenza come crocerossina e con un’intensa attività clandestina. Aveva appena 30 anni quando fu eletta all'Assemblea Costituente. Lottò in prima fila per il diritto al voto delle donne, andando casa per casa a spiegare come si facesse e quanto fosse importante farlo.
Era nata all’Aquila il 19 settembre 1899, Maria Agamben Federici, fiera avversaria del Fascismo, tanto da doversi trasferire all’estero nel 1929. A Parigi venne a contatto con gruppi di esuli in fuga dal regime e iniziò a maturare quelle idee sulla giustizia sociale e sulla responsabilità reale della donna che costituirono il caposaldo del suo pensiero. Caldeggiò sempre l’eliminazione di ogni ostacolo che relegasse la donna in settori limitati e che fosse d’impedimento per gli uffici pubblici e le cariche elettive. Nell’ambito della Costituente fece parte della Terza Sottocommissione che si occupava del diritti e doveri economico-sociali. Qui presentò una relazione sulle garanzie economiche e sociali per la famiglia, in cui sosteneva che lo Stato doveva intervenire per tutelare le lavoratrici madri ed eliminare gli ostacoli di natura economica che impedivano ai cittadini di formare famiglia.
E poi con loro, Nilde Iotti, Adele Bei, Bianca Bianchi, Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Maria De Unterrichter Jervolino, Nadia Gallico Spano, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi Cingolani, Teresa Mattei, Angelina Merlin, Angiola Minella Molinari, Rita Montagnana Togliatti, Maria Nicotra Verzotto, Teresa Noce Longo, Ottavia Penna Buscemi, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi, Vittoria Titomanlio. Vale la pena nominarle tutte le ventuno Madri della Costituzione, diverse per storie e credo, ma unite nell'intento di ricostruire il Paese nei suoi valori. Tra il giugno del 1946 e il gennaio del 1948, ebbero il difficile compito di sedere nell'Assemblea Costituente riuscendo a fare la differenza pur essendo un numero esiguo rispetto agli uomini. A loro è dedicato il libro Ventuno, scritto a quattro mani da Angela Iantosca e Romano Cappelletto per le Edizioni Paoline, in occasione del 75° anniversario della Costituzione italiana.
Il coraggio, la dignità, la tenacia nel portare avanti principi e battaglie, ma soprattutto la capacità di guardare più in là, oltre il proprio presente, verso le generazioni future con generosità e lungimiranza, in nome del bene comune: c'è tutto questo nel volume che Iantosca e Cappelletto hanno scritto per svelare ai più giovani idee e impegno di questo gruppo di donne fondamentali per la nostra storia, eppure poco raccontate e messe in ombra. Il linguaggio è semplice, adatto ai ragazzi, le pagine dense di fatti, riflessioni, sentimenti e ideali, e la narrazione di quel momento storico in cui per la prima volta le donne ebbero il diritto di esercitare il voto politico e di essere elette è affidata direttamente alle ventuno protagoniste che parlano in prima persona, dando l'illusione di ascoltare davvero la loro voce. Dal racconto delle singole storie, tra sogni, difficoltà, pericoli e battaglie, si comprende tutta la loro passione nel tentativo di cambiare il mondo in meglio: «Sono donne che provengono da storie politiche e culturali diverse, ma tutte hanno partecipato alla lotta partigiana e antifascista. Sentono, dunque, vivissimi nel loro cuore e nella loro mente i valori della libertà, della giustizia sociale, della democrazia, che sono anche la sfida di un mondo nuovo da costruire, in cui le donne devono essere protagoniste», scrive Livia Turco nella prefazione, sottolineando che «grazie alle Costituenti, grazie alla freschezza del loro pensiero, grazie alla loro ferma determinazione nel voler rappresentare la domanda di cambiamento delle donne italiane, alcuni articoli cruciali (3, 29, 30, 31, 37, 48, 51) della nostra Costituzione hanno una formulazione avanzata e moderna».
In questa lettura si resta affascinati dalla combattività dimostrata da queste donne in un passato che appare lontano. Emerge chiara la duplice consapevolezza: se da un lato non possiamo mai abbassare la guardia quando si parla di diritti, dall'altro abbiamo ancora il dovere di impegnarci, dal singolo cittadino ai rappresentanti delle istituzioni, per raggiungere quegli ideali di equità, dignità e giustizia sociale che animarono le battaglie dell'Assemblea Costituente.