Le immagini Magnum raccontano l’Italia in tre grandi mostre

3 Marzo 2017

L’agenzia fotografica più famosa del mondo celebra i suoi 70 anni di vita con gli scatti delle sue firme storiche

di Giuliano Di Tanna

«Insegnandoci un nuovo codice visivo, le fotografie alterano e ampliano le nostre nozioni di ciò che val la pena guardare e di ciò che abbiamo il diritto di osservare. Sono una grammatica e, cosa ancor più importante, un'etica della visione».

Susan Sontag sintetizzata così il senso del fotografare. Lo faceva nel suo saggio “Sulla fotografia” pubblicato trent’anni fa. Il libro - pubblicato in Italia da Einaudi - della saggista americana potrebbe essere un utile manuale per seguire le mostre che, a partire da oggi, in Italia, celebrano i 70 anni della Magnum, la storica agenzia fotografica nata nel 1947 sulla terrazza del Museo d'arte moderna di New York.

In Italia tre città, Torino, Cremona e Brescia, renderanno omaggio alla Magnum.

A Torino Camera - Centro italiano per la fotografia organizza la mostra “L'Italia di Magnum. Da Henri Cartier-Bresson a Paolo Pellegrin”, da oggi fino al 21 maggio, a cura del neodirettore Walter Guadagnini con la collaborazione di Arianna Visani. la mostra raccoglie oltre duecento immagini di venti autori - tra cui Robert Capa, David Seymour, Elliott Erwitt, Herbert List, Ferdinando Scianna e Martin Parr - che raccontano personaggi e luoghi dell'Italia dal Dopoguerra a oggi. Introdotta da un omaggio a Henri Cartier-Bresson e al suo viaggio in Italia negli anni Trenta, la mostra prende avvio con una serie di foto di Robert Capa dedicata alla fine della seconda guerra mondiale, che mostra un’Italia in rovina; e una di David Seymour che, nel 1947, riprende i turisti che tornano a visitare la Cappella Sistina, dopo la guerra. Ci sono immagini di Cinecittà, del trionfo di Cassius Clay alle Olimpiadi di Roma del 1960, dei funerali di Palmiro Togliatti a Roma nel 1964, ma anche immagini scattate, negli anni del Boom, sulla spiaggia di Cesenatico con i suoi riti e i suoi miti. Gli anni Ottanta , invece, sono affidati alle foto scattate da Scianna a Silvio Berlusconi in versione imprenditore, prima della discesa in politica. Ci sono, poi, le foto delle drammatiche giornate del G8 di Genova, nel luglio 2001, e la morte di Papa Giovanni Paolo II nel 2005. Chiudono il percorso le immagini di Mark Power dedicate a luoghi simbolo della cultura italiana, da piazza San Marco alla Basilica di San Petronio a Bologna, al Duomo di Milano.

Il secondo appuntamento celebrativo è in programma al Museo del violino di Cremona, con la mostra intitolata “Life - Magnum. Il fotogiornalismo che ha fatto la storia” (da domani fino all’11 giugno), a cura di Marco Minuz. Martedì prossimo, invece, si apriranno tre mostre nell'ambito della prima edizione del Brescia Photo Festival, che si potranno visitare fino all’8 settembre.

La Magnum nacque da un’intuizione di Robert Capa, il fotografo ungherese (il suo vero nome era Endre Erno Friedmann) autore di una delle fotografie più famose della storia, quella del miliziano anti-franchista colpito a morte da un proiettile durante la guerra civile spagnola negli anni Trenta. E fu proprio durante quel conflitto fra franchisti e repubblicani che Capa (scomparso nel 1954 a Thai Binh in Vietnam, dopo aver documentato con la sua macchina fotografica anche lo sbarco in Normandia delle truppe alleate nel 1944) mise a parte quella sua iniziale idea di creare una sorta di cooperativa di fotografi con colleghi che sarebbero poi diventati famosi come Henri Cartier Bresson, George Rodger, David Seymour e William Vandivert. L'obiettivo era quello di salvaguardare il lavoro del fotografo, rispettando la dignità professionale sia dal punto di vista etico sia da quello economico. I fotografi, attraverso la formula della cooperativa, diventavano proprietari del loro lavoro, prendevano decisioni collettivamente, proponevano autonomamente a quotidiani e riviste i propri servizi e mantenevano i diritti sui negativi.

Da allora le immagini di Magnum hanno narrato i grandi e piccoli eventi del mondo. E ancora oggi, l'agenzia - con sedi a New York, Parigi, Londra e Tokyo - resta la fonte più autorevole di foto in un mondo che ha bisogno, oggi come ieri, di immagini che emozionino oltre che informare. Perché, come sosteneva la Sontag in quel piccolo libro di trent’anni fa, fotografare significa «appropriarsi della cosa che si fotografa» e stabilire «con il mondo una relaziona particolare che dà una sensazione di conoscenza».

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