Le Invasioni di Daria: con me un gruppo di pazienti psichiatrici

14 Gennaio 2015

ROMA. Interviste barbariche e, quest'anno, anche “da matti”. Daria Bignardi torna a condurre su La7 il programma in cui domanda dopo domanda, con uno stile diretto, dà spazio a storie e temi di...

ROMA. Interviste barbariche e, quest'anno, anche “da matti”.

Daria Bignardi torna a condurre su La7 il programma in cui domanda dopo domanda, con uno stile diretto, dà spazio a storie e temi di attualità mettendo sotto i riflettori persone note del mondo della politica, della musica, del cinema e della cultura, ma anche persone comuni.

Le invasioni barbariche ripartono questa sera, in diretta, dalle 21.15 per tre ore, per dodici puntate. “Il format non è cambiato”, anticipa la conduttrice. Ma qualche novità c'è.

Cosa cambia rispetto all'anno scorso?

In questa stagione collaboreremo con la 'redazione' di RadioShock, formata da un gruppo di pazienti psichiatrici del Centro di Salute Mentale di Piacenza. Fanno un programma radiofonico, nato come progetto riabilitativo nel 2006. Dunque quasi coetaneo alle Invasioni barbariche, cominciate nel 2005. E come nella trasmissione, basato su 'domande barbariche.

Come li ha conosciuti?

Li ho incontrati in occasione della presentazione del mio ultimo libro (“L'amore che ti meriti”, Mondadori ndr) a Piacenza. Mi hanno intervistata rivolgendomi domande che mi hanno colpito molto perché avevano qualcosa in comune con quelle che faccio io. Sono estremamente diretti e spiazzanti, cercano di trovare la persona dietro al personaggio. Gli ho proposto subito di collaborare.

Che parte avranno nella trasmissione?

In collegamento da Piacenza, interverranno con delle domande in una delle interviste della puntata. Non ho idea di cosa succederà in diretta, ma nelle riunioni preparatorie abbiamo riso molto. Ricordo ad esempio una delle loro domande: “Cosa pensa delle fughe dei cervelli? Il nostro è scappato da tempo”. Sono molto autoironici. D'altra parte le interviste e il lavoro di gruppo che stanno facendo con RadioShock nascono come terapia. Il dottor Emanuele Guagnini, che li segue, spiega che una cosa positiva di questa esperienza sono proprio le risate: è difficile che un malato psichiatrico rida. Le interviste diventano anche un modo attraverso cui si sentono maggiormente integrati nella società.

Chi l'affiancherà in questa edizione? L'anno scorso c'era Geppi Cucciari.

Sono i redattori di RadioShock la mia spalla di quest'anno: dopo Geppi, i pazienti psichiatrici.

Nella prima puntata ci sarà Matteo Renzi. Che cosa gli chiederà?

Il punto di partenza saranno i suoi 40 anni, compiuti nel giorno della manifestazione di Parigi dell'11 gennaio. La prima volta che venne in trasmissione da noi era il 2006, era un giovane presidente della Provincia. Non penso all'epoca avesse immaginato, nonostante la sua determinazione, che per i suoi 40 anni si sarebbe trovato con 50 capi di stato per le vie di Parigi, anche se in una circostanza drammatica e unica. Sono curiosa di sapere come ha vissuto questo momento e quale bilancio fa del suo primo anno di governo.

Intervisterà anche Gipi, Fedez, Gabriele Muccino, Lucia Annibali. Perché parte da loro?

Gipi, autore della sigla “urlata” delle Invasioni, fu premiato da Wolinski, uno dei disegnatori uccisi nella redazione di Charlie Hebdo. E' un artista eccezionale. Ha vissuto molto tempo a Parigi, ha molto da dire sulla vicenda della strage nella redazione del settimanale francese, il suo coinvolgimento emotivo è molto forte. Fedez è il personaggio televisivo dell'anno con la sua partecipazione a X Factor. Ha solo 25 anni, si è sempre autoprodotto musicalmente. Ha uno sguardo molto contemporaneo su cosa vuol dire oggi fare l'artista. Ora la televisione lo ha consacrato. Mi piaceva cominciare da lui. Avevo intervistato Gabriele Muccino sette anni fa e mi aveva molto colpito, era stata una specie di seduta psicanalitica.

Poi, volevo incontrare da tempo Lucia Annibali. Tra una settimana comincia il processo d'appello al suo aggressore. E' una persona unica per come ha vissuto quello che le è successo, non solo per il coraggio e la forza che ha avuto. La cosa stupefacente è il fatto che dica che da quando è stata aggredita si è sentita come se fosse tornata se stessa. Riesce a raccontare molto bene cosa vuole dire uscire da un incubo persecutorio, di fragilità, di amore malato, toccare il fondo di una relazione di questo tipo e poi riacquistare consapevolezza di se. Oggi dice di sentirsi molto più bella di prima. Giorgio Napolitano le ha dato l'onorificenza di cavaliere lo scorso 8 marzo: lo ricorderemo con lei.

Quali sono gli ospiti di stagione in stagione più desiderati, che insegue e non riesce a intervistare?

Nanni Moretti è un tormentone. E' gentilissimo, richiama personalmente per dire che ringrazia molto dell'invito, per salutare e per far sapere che non verrà. Penso che non ci sarà neanche quest'anno, va bene così, il suo invito rifiutato è diventato quasi un rito annuale.

Quali altre storie sentiremo quest'anno alle Invasioni Barbariche?

Tante storie di persone comuni. Come quella di una coppia omosessuale di professori universitari. Da quando si sono innamorati hanno deciso di sposarsi e avere figli. Obiettivo che hanno perseguito: sono andati a vivere a Madrid per unirsi in matrimonio, hanno avuto tre gemelli attraverso l'utero surrogato. Ci saranno racconti come questi, che lasciano lo spazio per approfondire temi etici e personali.

Quale intervista non rifarebbe?

Non c'è un intervista che non rifarei.

Neanche quella a Renato Brunetta?

Ma no. Ai tempi lui era un ministro e io in Rai e il fatto che gli dessi dell'antipatico ebbe molto risonanza. Ma ci sono state cose peggiori.

Anche quest'anno offrirà una “birretta” agli ospiti dell'ultima intervista?

Non ci ho ancora pensato. Non mi piace ripetermi. Una volta facevo le “Pistole alla tempia”, ora non più. Ma la birretta, a una certa ora, va da sé. Non è in copione, ma alla fine sono gli ospiti che la chiedono.

Ha scelto il look per stasera?

Da questo punto di vista sono abbastanza banale, pantaloni e camicia, neri probabilmente. Ormai ho una divisa.

La sua famiglia la segue da casa e poi magari le dà suggerimenti, le muove critiche?

Il programma è lungo. Mia figlia, che compie 12 anni, mi guarda in televisione fino a una certa ora. Mi critica per l'abbigliamento, il trucco, la pettinatura. Mio figlio, 17 anni, mi suggerisce di fare domande sui diritti civili.

E lei si riguarda mai?

Sono anni che non mi riguardo, lo faccio solo se costretta a vedere qualche filmato di una puntata passata se torna un ospite. Mi trovo terribile quando mi rivedo. Una delle cose positive della diretta è non dover montare il programma e dunque non essere costretta a vedersi, come mi succedeva quindici anni fa con Tempi moderni.

Cinzia Lucchelli