Le lacrime di Alain Delon «Questo è la fine di tutto»

CANNES. Alain Delon non ha retto l'emozione ed è crollato in una commozione irrefrenabile durante la cerimonia per la Palma d'oro d'onore, ieri sera al Festival di Cannes. «Penso a questo come alla...
CANNES. Alain Delon non ha retto l'emozione ed è crollato in una commozione irrefrenabile durante la cerimonia per la Palma d'oro d'onore, ieri sera al Festival di Cannes. «Penso a questo come alla fine della mia carriera, alla fine della mia vita», ha detto mentre il pubblico urlava: «No». Uscendo dalla sala, al braccio della figlia Anouchka ha quasi sussurrato: «Penso a Mireille (Darc, ndr) e a Romy (Schneider, ndr)». L'ovazione è durata 10 interminabili minuti.
Ieri al Festival di Cannes, Delon ha fatto emergere la sua energia, si è fatto forza con il suo carattere ed ha incantato la platea. «Non volevo questa Palma d'oro, non spetta a me ma ai registi che mi hanno diretto, a Visconti, a Rene Clement, a Melville, a Jacques Deray. Loro non ci sono più e io la accetto per loro», dice l'attore premiato alla carriera. 83 anni, si presenta in forma, applaude la sala che è in piedi per lui e poi comincia il flusso di ricordi suggeriti dagli spezzoni di alcuni dei suoi film più celebri. «Ho cominciato per caso, non avevo la vocazione come altri attori di quegli anni come Lino Ventura o Burt Lancaster o Jean Gabin. Mi ero arruolato, ero tornato dall'Indocina e non avevo ancora un lavoro. Mi salvò», racconta, «una giovane attrice conosciuta in quegli anni, Brigitte Auber. Nel '57, senza un film venni con lei per la prima volta a Cannes. Quando mi chiesero se volevo fare l'attore dissi che non ero capace, non avevo fatto alcuna scuola. Ma il regista del mio primo film, “Godot”, Yves Allegret mi diede la regola che mi hanno ripetuto anche i grandi e che poi ho seguito per tutta la mia carriera: non recitare guarda, ascolta, sii te stesso. Non fare l'attore, vivi. Ecco da quel momento ho vissuto tutti i miei ruoli». Brigitte è la prima delle donne che Delon nomina, cita anche Romy Schneider, Monica Vitti, si commuove parlando di Annie Girardot. Tanti amori ma non solo, Alain Delon prima ancora che attore fa i conti con il suo fascino che è parte fondamentale della sua popolarità e della sua carriera: «devo tutto alle donne, ho fatto questa carriera per loro», ammette. La bellezza inarrivabile dell'attore in quei film degli anni '60 Delitto in pieno sole (1960), Rocco e i suoi fratelli (1960), Il Gattopardo (1963), La Piscina (1969) per citarne solo pochissimi è un problema per lui stesso. In sala uno spezzone di Plein Soleil (Delitto in pieno sole), il thriller in cui interpreta Mr. Ripley, rilancia le immagini del fascino irresistibile del giovane Delon. Si riaccendono le luci, lui interrompe il rituale dell'incontro per alzarsi in piedi e dire alla platea: «E ora come fate a guardarmi come sono adesso?». Racconta Delon di come Visconti proprio dopo aver visto quel film lo convocò a Londra, su suggerimento della sua agente di allora, Olga che insisteva per proporre il suo cliente allora sconosciuto, e di averlo ricevuto mentre stava allestendo il Don Carlo al Covent Garden. L'incontro fu felice e il regista italiano lo scelse per Rocco e i suoi fratelli, il primo film con cui Delon cominciò una carriera internazionale e d'autore. L'attore piange, «non posso smettere scusate» dice citando la Girardot. Romy Schneider, il grande amore della sua giovinezza con cui a cavallo degli anni '60 ha formato la coppia più bella del cinema, resta per lui un tabù, giusto un accenno a quando la impose per La Piscina («Era in un momento di crisi, dissi o la prendete o non si fa il film»), meglio non parlarne, meglio ricordare altro. Come «il mio cane che mi seguiva sempre sul set del Gattopardo» e infatti è nel film di Visconti, come «la Nouvelle vague che mi aveva messo al bando, ma io sono andato avanti lo stesso», come l'esperienza americana «bella ma la Francia mi mancava troppo». Dopo la premiazione, la proiezione di Mr.Klein, il film di Joseph Loy con cui nel 1976 Delon partecipò al Festival di Cannes, un film «rischioso perché per la prima volta parlava al cinema del collaborazionismo francese sulla deportazione degli ebrei», è l'occasione per ricordare la sua esperienza di ragazzino cresciuto in piena guerra. Le polemiche che hanno accompagnato la vigilia del suo arrivo al festival, proteste femministe verso Cannes che ha deciso di premiare un attore che ha ammesso di aver avuto atteggiamenti violenti con le donne, in passato si è anche espresso contro l'adozione da genitori dello stesso sesso ed è vicino alla destra, alle posizioni del Fronte Nazionale di Le Pen. Proteste che il delegato del festival, Thierry Fremaux ha rigettato con una battuta: «Gli diamo una palma d'oro onoraria non un nobel per la pace. Delon, bisogna comprendere, è un uomo di un altra epoca, di un'altra generazione».
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