Le nobili Virtù teramane piatto del primo maggio da gustare tutti insieme

28 Aprile 2016

Duemila e più anni di tradizione e sempre sulla cresta dell’onda con quel perfetto equilibrio di note vegetali, carne, profumi dell’orto

TERAMO. Verdi e profumate come la primavera, robuste come capitan inverno, esagerate come chi non se ne contenta con un solo piatto. Ma soprattutto teramane, di Teramo città. E' lì, dentro le mura dell'antica Interamnia Praetutiorum, che le Virtù del primo maggio – le “Virtutes” consumate già a quel tempo dai romani il primo di maggio – hanno messo radici nei diffusi orti domestici. Per consolidarsi tra i piatti simbolo di una tradizione culinaria nobile e raffinata fin dal rinascimento, con Teramo al centro dell'Abruzzo gastronomico.

Duemila e più anni dopo le tradizionali Virtù teramane sono ancora sulla cresta dell'onda, tutelate dall'omonimo comitato, preparate nel periodo delle “coste di maggio” quando le scorte invernali sono alla fine e le primizie dell'orto in arrivo, appalto di massaie virtuose nel saper armonizzare nuovo e vecchio in dispensa. Ambìte e ricercate dai gastroesploratori sono le diverse manifatture casalinghe di Virtù. «E' tutto lì il bello della tradizione: riunirsi a tavola e gustarle a confronto», dichiara convinto Gabriele Marrangoni, lo chef teramano interpellato questa settimana da Cotto & Crudo. E conferma: l'orgoglio teramano passa (anche) per le Virtù. «Un piatto non esportabile, né replicabile in altro luogo che non sia Teramo», precisa subito. «Le Virtù del primo maggio sono una cosa seria, un'opera d'arte gastronomica. Un momento di grande valenza sociale: durante la raccolta dei vegetali, la lunga preparazione e finalmente a tavola. Le Virtù vanno preparate senza fare la spesa, con quello che c'è in dispensa e in campagna. E gustate quel preciso giorno nel loro ambiente di appartenenza, che è parte integrante del gusto del piatto». Altra utile premessa riguarda l'ineliminabile campanilismo che anima le cucine teramane il primo maggio. Una componente preziosa, quest'ultima, per poter mettere a confronto le varie espressioni, suggerisce l'esperto cuoco. «La personalizzazione del piatto è all'ordine del giorno e va sfruttata per gustare appieno il risultato, che varia in base all'esperienza di chi sta in cucina. Quello che va garantito e rispettato è l'equilibrio tra note vegetali e di carne, aromi e consistenze. In ogni caso il profumo è e rimane una componente fondamentale del piatto». Consiglio spassionato: considerata la mole di lavoro preparatorio e la complessità di esecuzione del prelibato e sostanzioso piatto, che da qualsiasi ricetta ne vanno ricavate almeno 20-30 porzioni «e anche se fossero cento l'allestimento cambia di poco», meglio non avventurarsi da soli e condividere l'esperienza anche prima del consumo.

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