LE PAGLIE DI MEO LA MAGIA NELL’ABBAZIA STASERA A PROPEZZANO

17 Agosto 2018

MORRO D’ORO. Un piccolo viaggio fra l'antica pratica d'intarsio in paglie, ricordi di famiglia e opere fra arte e artigianato di viva suggestione. Lo ha organizzato Barbara Savini nella pubblicazione...

MORRO D’ORO. Un piccolo viaggio fra l'antica pratica d'intarsio in paglie, ricordi di famiglia e opere fra arte e artigianato di viva suggestione. Lo ha organizzato Barbara Savini nella pubblicazione "Le paglie di Meo" (Ricerche&Redazioni, 111 pagine, 25 euro), orientando la propria ricerca sulla memoria familiare e in particolare sulla creatività di sua madre, Luciana Tiezzi (Meo). Il bel volume, appena edito, verrà presentato questa sera alle 19 nell'Abbazia di Santa Maria in Propezzano di Morro d'Oro, dall'antropologa Alessandra Gasparroni e dal critico Simone Gambacorta in dialogo con l'autrice, circondati da un allestimento espositivo delle Paglie.
Come ricorda in apertura Barbara Savini, i primi lavori documentati d'intarsio con paglie risalgono al 1600 in Italia e in Francia, si tratta tuttavia di una pratica ben più antica sviluppatasi però solo a partire dal Settecento. Soprattutto con l'Art Déco, con disegnatori e decoratori come André Groult e Jean Michel Franck, questa espressione artistica ha raggiunto il suo momento di maggior successo. Oggi invece questa «elegante e delicata forma d'arte» è diventata rarissima, ma si possono ancora citare le creazioni di Lison de Caunes a Parigi e di Sandrine Viollet a New York. Certo piacerà al lettore di Le Paglie di Meo citare anche i lavori di Luciana Tiezzi, opere come "Tre Conchiglie Antenate", "Farfalla notturna su una ninfea", "La fonte di Bandusia" oppure "Lo stagno delle ninfee", ben capaci di rendere la cifra di una pratica in via d'estinzione che racconta un metodo fatto di estro e di pazienza, di legame con il mondo agricolo e di ricezione delle più recenti istanze artistiche europee.
Era nata nel 1928 Luciana Tiezzi, l'anno in cui Groult aveva realizzato «un alto paravento raffigurante due tigri rampanti identiche e speculari», scrive Barbara Savini, «e forse proprio quella era stata l'opera che la aveva ispirata un paio di decenni più tardi per i suoi lavori. Non le sarà stato difficile procurarsi gli steli dei cereali perché la sua famiglia possedeva una azienda agricola in Umbria». Un luogo fondamentale per la ricerca della Tiezzi, detta Meo in famiglia, Poggio Montone, presso Orvieto, di cui l'autrice traccia in questo libro-catalogo una breve storia, anche per immagini, così come il suo studio di Roma, città dove viveva con il marito, abruzzese, Francesco Savini, stimato pittore. Sono allora pannelli, tavolini da salotto, paraventi, parafuochi a rappresentare la produzione delle Paglie di Meo, che «ai paesaggi preferiva soggetti specifici della natura e li rappresentava ingranditi», opere rare di un'arte rara direbbe qualcuno, opere che, grazie a questo volume, possono essere conosciute e fissate nella memoria.
©RIPRODUZIONE RISERVATA