Le poesie in vernacolo di Mastrangelo in una raccolta
SILVI MARINA. Un libro per fare un teatro. Con l'occasione della presentazione di “Ti aspetto, o mio re!” (Marte Editrice) di Santa Mastrangelo, la cittadinanza di Silvi si incontra questo pomeriggio...
SILVI MARINA. Un libro per fare un teatro. Con l'occasione della presentazione di “Ti aspetto, o mio re!” (Marte Editrice) di Santa Mastrangelo, la cittadinanza di Silvi si incontra questo pomeriggio alle ore 17, nell’aula magna della scuola “Da Vinci” di Silvi Marina (complesso Le dune), per discutere alla presenza di autorità e amministrazione comunale della realizzazione di un teatro in città.
«Una struttura polifunzionale che Silvi non ha mai avuto e che meriterebbe», commenta Paolo Martocchia, curatore del libro in presentazione e autore del volumetto "Le perle di Silvi" che ha riacceso i riflettori sulle urgenze culturali silvarole. «Il testo di Santa fa più di un riferimento alla più recente politica culturale della nostra comunità», prosegue, «e sposta il discorso sulla identità culturale del paese, dalla storia alla gastronomia alle emergenze architettoniche, fino al progetto, o al sogno, di un proprio teatro». Santa Mastrangelo da anni è impegnata nel recupero delle tradizioni locali con spettacoli teatrali e anche per questo i proventi del libro saranno devoluti all’associazione GruppolaserSilvi e destinati a porre le basi per donare a Silvi un teatro. «È una raccolta di poesie in lingua e vernacolo», spiega Mastrangelo, «con l'idea che non può esserci crescita sociale senza una preventiva crescita culturale, per questo un luogo identitario come un teatro diventa un'urgenza per la comunità». Con il titolo “Teatro è qui” l'incontro vedrà la partecipazione del sindaco Francesco Comignani, di Anna Maria Ruggieri della Coop. New Laser, di don Franco Marcacci, dei giornalisti Franco Costantini e Martocchia, e sarà accompagnata dalle letture di Carlo Orsini e Giannangelo, dalle musiche di Franco Costantini con Eva Maria Ruggieri e dalla scenografia di Mario Terrenzi.
Giorgio D’Orazio
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