Lehman Trilogy, Ronconi racconta la storia di una banca

28 Gennaio 2015

MILANO. La saga della famiglia Lehman dall'arrivo in America al crack finanziario del 2008: questo racconto scandisce sulla scena “Lehman Trilogy”, il nuovo spettacolo di Luca Ronconi in programma al...

MILANO. La saga della famiglia Lehman dall'arrivo in America al crack finanziario del 2008: questo racconto scandisce sulla scena “Lehman Trilogy”, il nuovo spettacolo di Luca Ronconi in programma al Piccolo Teatro Grassi da domani al 15 marzo.

La commedia in due parti autonome (Tre Fratelli e Padri e figli), tratta dall'omonimo testo di Stefano Massini, sarà proposta in modo unitario per otto volte nell'arco di 50 repliche. A dispetto di una durata complessiva di quattro ore e mezza, “Lehman Trilogy” non è un kolossal teatrale, come hanno tenuto a precisare Luca Ronconi e il direttore del Piccolo Sergio Escobar presentando ieri la nuova produzione. Piuttosto una ballata epica - secondo la definizione di Ronconi - che parte dall'11 settembre 1844 con l'arrivo in Alabama dalla Baviera di Henry Lehman (Massimo De Francovich), seguito dai fratelli Emanuel (Fabrizio Gifuni, al debutto con Ronconi) e Mayer (Massimo Popolizio).

A scandire i ritornelli di questa ballata una tensione fra due identità, quella europea-ebraica e quella americana. «Nei Lehman si verifica un meticciato culturale delle forme di arricchimento», spiega il regista, «e forse nell'abbandono delle radici sta la loro predestinazione al fallimento».

I personaggi vivono questo allontanamento come un conflitto che emerge nel sogno, invitando lo spettatore a chiedersi cosa sia onirico e cosa sia reale. “Lehman Trilogy” rifugge insomma dal concetto di instant drama didascalico («Non si vedranno gli scatoloni», scherza Escobar).

«Quello che sembrava argomento per pochi aveva invece ripercussioni dirette sulla vita di ciascuno, e il mondo dell'arte che riflette sull'uomo non poteva non occuparsene», dice Gifuni. «Non è un caso che uno dei film più rappresentativi degli ultimi anni sia stato “Il capitale umano” e uno dei progetti teatrali più attesi di quest'anno sia “Lehman Trilogy”». Per Gifuni una curiosa coincidenza lo rivede infatti all'estremo opposto del crack del 2008, già affrontato nel film di Virzì.

Anche per Ronconi “Lehman Trilogy” è un ritorno all'argomento economico dopo “La compagnia degli uomini”, ma è con il precedente “Infinities” che il regista trova maggiore affinità per il ruolo dei personaggi, elementi di un racconto più che maschere, e per la letterarietà del testo. «Mi piace pensare allo spettatore come lettore», dice il regista. «Presto ritornerà l'esigenza di un teatro di parola».

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