Liborio il “cocciamatte” apre il Fla sul palcoscenico con una lettura spettacolo

17 Novembre 2021

In scena l’autore premio Campiello Remo Rapino, Rossella Mattioli e la fisarmonica di Flammini per musiche originali di Paolo Rosato 

PESCARA . Lo spirito libero e irregolare di Bonfiglio Liborio rompe la quarta parete e promette una “lettura spettacolare” accompagnato dalla musica di una fisarmonica. A teatro, Spazio Matta in via Gran Sasso , in anteprima nazionale per l’apertura del Fla – Festival di libri e altre cose edizione 2021.
Tre gli appuntamentI: domani, alle ore 19 e alle 21.30; venerdì 19 alle 19 (unica data ancora disponibile). In scena lo scrittore demiurgo del «cocciamatte» Liborio, Remo Rapino, premio Campiello 2020 per “Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio" (minimum fax). Rapino, appunto, dal vivo nei modi strampalati e travolgenti del suo Liborio, con Rossella Mattioli al suo fianco, Dario Flammini alla fisarmonica, con le musiche originali di Paolo Rosato. Uno spettacolo originale prodotto da Fla con la Compagnia Teatrale Ennio Flaiano di Pescara, sotto l’egida del Conservatorio “Alfredo Casella” dell’Aquila.
Lettura spettacolo per autore, attrice e fisarmonica per presentare, nell'idea della compagnia, l’originale personaggio nella sua complessa umanità , «dal distaccato, esterno, della lingua italiana, all’interno, emotivamente compromettente del dialetto lancianese». Divertimento e commozione, gioia e amarezza, aulico e volgare in rapido susseguirsi, una regia calcolata in sinergia con la musica pronta a cogliere il dualismo tra colto e popolare insito nella lingua stessa, come racconta il compositore Paolo Rosato, ideatore della lettura spettacolo: «Un pezzo inizia in un modo e poi va a finire in un altro, un po’ come è successo a Liborio, che si chiede “come mai sta coccia mia da quasi normale s’è fatta na cocciamatte, tutta na matassa sgarbugliata fuori di cervello. Che poi è come se uno cammina dritto e di botto a un bivio tutto storto come una serpe gli s’intreccia la sguardatura e cambia strada che manco se ne accorge…” . Un fondo di malinconia è comunque sempre presente in Liborio», continua il compositore e musicologo lancianese di origine. Lo testimonia tra l’altro l’ossessiva ricerca del padre, mai conosciuto, e di cui la madre gli raccontava di avere ripreso, identici, gli occhi. Ecco allora il valzer “allegro, ma anche triste”, ed un canto come “O bella ciao” dai toni fortemente evocativi e malinconici. «Quando ho finalmente avuto tra le mani il libro di Remo ho avuto come una illuminazione», racconta il maestro. «Ancora prima di procedere alla lettura integrale ho abbozzato al pianoforte alcuni motivi e passaggi armonici, pensando già alla fisarmonica come strumento più adatto per rendere lo spirito di Liborio. Per me una cosa strana, perché normalmente non lavoro così. Avevo in mente questo personaggio e immaginavo delle musiche che sentivo adatte a lui. L’essenza della musica che volevo era già tutta lì, in una serie di abbozzi scritti in meno di un’ora. Certamente più orecchiabile di altri miei brani, ma comunque originale al di là delle abituali etichette». «Dare profondità a un personaggio come Liborio senza limitarsi a una sorta di monologo accompagnato dalla musica è stato l’obiettivo principale che ci siamo posti lavorando al testo di Remo», aggiunge Rossella Mattioli regista della Lettura. «Non un reading né una piece teatrale, ma uno spettacolo la cui drammaturgia risultasse dalle diverse componenti messe in gioco, a dispetto del naturale prevalere del discorso parlato».
Parola infine ma non per ultimo a Remo Rapino alias Liborio: «L’aspetto più interessante della Lettura Spettacolare tratta dal romanzo risiede nel fatto che Bonfiglio Liborio ormai si presenta attraverso diverse modalità, quasi avesse acquisito una sua autonomia espressiva. Questo grazie all’originale intreccio di parole, voci, musica, di personaggi che si fanno storie. In più l’essermi messo in gioco non solo come autore, ma anche come voce narrante, ha rappresentato un momento di intensa emotività e di gratificazione all’interno di un largo lavoro, di scambio di idee e di esperienze. E questo, direbbe Liborio, “pure buono è”».