Ligabue: «Racconto questa Italia disillusa ma tanto amata»

CORREGGIO. Un racconto in musica, una dichiarazione di amore/odio verso l’Italia che lascia aperta la porta alla speranza, «che oggi è un sentimento da sfigati, ma alla quale non rinuncio e, a costo...
CORREGGIO. Un racconto in musica, una dichiarazione di amore/odio verso l’Italia che lascia aperta la porta alla speranza, «che oggi è un sentimento da sfigati, ma alla quale non rinuncio e, a costo di passare per un ingenuo, voglio trasferirla artisticamente a chi mi ascolta«. Questo è “Made in Italy”, spiega Luciano Ligabue presentando alla stampa, nel suo studio di Correggio il suo nuovo lavoro. Ventesimo album della sua carriera, undicesimo di inediti, “Made in Italy” è un concept album nato in venti giorni, «nel buio dei miei pomeriggi a casa dopo lo spegnimento delle luci dell’ultimo Campovolo, in un flusso creativo ininterrotto, quando ho cominciato a pensare a Riko (il protagonista della storia musicale, nda) e l’ho immaginato come la persona che sarei diventato se nessuno avesse pagato la produzione del mio primo disco, me in una vita parallela o in un’altra dimensione spazio-temporale«. La storia di Riko, «il diminuitivo di Riccardo che è il mio secondo nome«, è quella di «un uomo frustato, incazzato perchè le banche hanno vinto (G come giungla), che però ha avuto la possibilità di credere in un mondo diverso (Ho fatto in tempo ad avere un futuro) e paga il prezzo della disillusione. Il finale, però, dice che la prima rivoluzione di cui ci dobbiamo occupare è quella che riguarda noi stessi (Un’altra realtà)«. Il racconto si snoda in 14 pezzi, «che possono vivere anche di vita propria, perché Made in Italy è un composto di canzoni non il concept album degli anni ’70 ricco di parti strumentali«, in cui spiega il Liga «mi sono espresso in una condizione di libertà maggiore del solito perché, mandando avanti Riko, non dovevo assomigliare per forza a me stesso. Così mi sono messo a giocare, con soul, rithm&blues, reggae, ska e swing».