“Lili Marlene”, le storie italiane a 80 anni dall’entrata in guerra

10 Giugno 2020

ROMA. Per ricordare cosa è stata davvero la guerra, alla quale negli ultimi mesi la pandemia è stata accostata, un’occasione sarà data dal film documentario “Lili Marlene – La guerra degli italiani”,...

ROMA. Per ricordare cosa è stata davvero la guerra, alla quale negli ultimi mesi la pandemia è stata accostata, un’occasione sarà data dal film documentario “Lili Marlene – La guerra degli italiani”, firmato e diretto da Pietro Suber. Il secondo conflitto mondiale raccontato dagli italiani: oggi sono 80 anni dall’entrata dell’Italia fascista in guerra, il 10 giugno 1940, un evento fatale nella storia del Paese. Dalla viva voce dei bambini di 80 anni fa, vittime e carnefici, fascisti, ebrei e partigiani, il racconto della più terribile carneficina dell’era moderna. Il documentario, prodotto da Videonews, scritto da Suber con la collaborazione di Amedeo Osti Guerrazzi, storico del fascismo e Donatella Scuderi, prende il titolo da “Lili Marlene”, la canzone più popolare durante la Seconda guerra mondiale, resa celebre dalla versione di Marlene Dietrich. Andrà in onda oggi e domani alle ore 21.15 su Focus (canale 35 del digitale terrestre, 414 di Sky) e poi in replica sulle reti Mediaset. Storie inedite o meno, come quella di Silvana Ajò, giovane ebrea romana che, all’arrivo di Hitler a Roma, scese in strada a salutare il Fuhrer con la bandierina con la svastica (solo tre mesi prima dell’introduzione delle leggi razziali). O della tragedia del transatlantico britannico Arandora Star, dove Churchill imbarcò gran parte degli italiani residenti in Inghilterra, accusati di essere spie fasciste, per internarli in Canada. La nave fu silurata da un sommergibile tedesco e i passeggeri – molti ebrei o antifascisti – morirono al largo delle coste irlandesi. Le storie vengono collegate da brevi interviste a personaggi come Giorgio Napolitano ed Eugenio Scalfari, e aneddoti di protagonisti della vita culturale e artistica come Dacia Maraini, Pupi Avati, Pippo Baudo, Renzo Arbore e Alice ed Ellen Kessler (che vivevano vicino ad un campo di concentramento in Germania).