Lina: «Ho nel cuore la Francavilla della mia infanzia...»

TERAMO. «L'Abruzzo mi sta nel cuore. Per tutta la mia infanzia ho passato le estati a Francavilla al Mare, prima che la distruggessero. L'Abruzzo è nei miei ricordi e nel mio cuore. E quindi sono...
TERAMO. «L'Abruzzo mi sta nel cuore. Per tutta la mia infanzia ho passato le estati a Francavilla al Mare, prima che la distruggessero. L'Abruzzo è nei miei ricordi e nel mio cuore. E quindi sono felice e onorata di questo omaggio». Davanti alla platea gremita del cinema Smeraldo di Teramo la grande Lina Wertmüller ha subito voluto ricambiare l'affetto che l'ha avvolta, giovedì sera, nella sua fulminea apparizione teramana, per la serata in suo onore tributatale dal 25esimo MaggioFest dell'associazione Spazio Tre nella sezione cinema Maggio italiano - I Maestri. Sia con il pubblico che nell'intervista al Centro la grande regista e sceneggiatrice romana, prima donna nella storia del cinema mondiale a essere candidata a un Oscar per la regia, è stata di poche parole. Ma acute. Del resto, è una ragazza che sfiora le novanta primavere. Ma ancora così animata dall'amore per il suo mestiere che ha voluto essere a Teramo per accompagnare la visione del documentario del suo assistente Valerio Ruiz, “Dietro gli occhiali bianchi”, ritratto che racconta molto di lei. Ecco le sue risposte brevi e talvolta birichine, alla maniera del "suo" Gian Burrasca.
Signora Wertmüller, le piace esser chiamata Maestro? «Posso dirlo? Nun me ne po' fregà de meno».
Nel suo film d'esordio del 1963 “I basilisichi” suo direttore della fotografia era il teramano Gianni Di Venanzo. Come vi eravate conosciuti e com'era il vostro rapporto? «Lui è stato un mio grande amico, era un grande, sul set lavoravamo in sintonia. Ci eravamo conosciuti sul set di “8½” di Fellini. Gran parte della troupe venne a lavorare con me per “I basilischi”».
Se Di Venanzo non fosse morto prematuramente di lì a tre anni avreste fatto altri film insieme? «Sì, eravamo amici».
Lei è stata assistente e aiuto regista di Fellini. Cosa ha appreso da lui? «È stato come aprire una finestra e scoprire un bellissimo panorama dall'altra parte».
A quale dei suoi film è più legata? Non risponda però che sono tutti uguali come i figli. «Ma è vero. Sono tutti come figli. Non posso che amarli tutti. L'importante è farli. Mi sono sempre molto divertita a fare i miei film. Il mio è un bel lavoro, per chi riesce a farlo».
Un film rimasto nel cassetto? «Ve ne sono tanti. Tanti spunti, soggetti, sceneggiature».
C'è qualche regista di oggi che apprezza? «Sì, certo. Ma non farò nomi».
Che ricordo serba di Mariangela Melato? «Mariangela è un pezzo di cuore. Bella, brava, simpatica. Una donna meravigliosa».
Cosa ha pensato a suo tempo del remake con Madonna di “Travolti da un insolito destino”? «Non l'ho visto. Non ho avuto la curiosità di vederlo». Poi le luci, la sala, l'applauso del pubblico teramano, la targa e le sontuose American Beauty del Maggio. E gli occhi ridenti dietro gli occhiali bianchi: «Vado via carica di gloria e di rose».
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