Lina Sotis: nel mio “Nuovo bon ton” il vero stile è la buona educazione

«Essere eleganti non è una questione essenziale. Essere educati, sì». Comincia così Il nuovo Bon Ton di Lina Sotis (Baldini+Castoldi), che a distanza di quarant’anni dal primo, pubblicato nel 1983,...
«Essere eleganti non è una questione essenziale. Essere educati, sì». Comincia così Il nuovo Bon Ton di Lina Sotis (Baldini+Castoldi), che a distanza di quarant’anni dal primo, pubblicato nel 1983, torna con il suo manuale di riflessioni e suggerimenti di buona educazione. Il primo libro arrivò inaspettato in un periodo storico in cui la società era caratterizzata da individualismo sfrenato e maleducato, in pieno “edonismo reaganiano” insomma. Lina Sotis criticava i modi spicci e incitava con ironia alla gentilezza. Niente a che fare con il rigido galateo cinquecentesco di monsignor Della Casa. «Il Bon Ton ebbe successo negli anni Ottanta», scrive Lina Sotis, «quando l'economia italiana esplose. I nuovi ricchi non sapevano come comportarsi, e non trovarono nel Bon Ton alcuna autorità, ma un poco di autorevolezza». Libro, prosegue la scrittrice, che fu scritto «con ironia e con un lieve cinismo». Oggi si vivono tempi molto diversi, ma come allora resta la certezza dell'autrice che, «con un po’ di educazione si può vivere meglio». Il bon ton è per la scrittrice «la grazia del saper vivere, la leggerezza dell'esistere». Sono gesti, parole, silenzi, sorrisi, atteggiamenti che ci raccontano nel modo migliore agli altri. Dagli abbracci ai peli: «Per quanto tempo ancora ci cercheremo così puliti e glabri? Le ascelle siano gli avamposti del costume. I peli piacciono - lo vediamo nelle fotografie delle poche riviste che contano nel mondo. Si diffonde il desiderio di autenticità, di ruvidità, di imperfezione e sincerità: siamo fatti di sorrisi, fatica e sudore, pelle, amore e peli». Senza tralasciare ignoranza e moda: «La moda è la letteratura del tempo che passa», scrive, «quando la vogliamo intendere come un codice che conduce, non segue, il gusto della gente». Il nuovo Bon Ton di Lina Sotis, a cura di Carlo Mazzoni, è un breviario pensato per riflettere con ironia sui cambiamenti avvenuti nel nostro tempo. Composto secondo voci in ordine alfabetico, va dalla A di “Abitudini” fino alla V di “Vita” passando per “Amante” e “Cafonerie”, così elencate: «Per ogni periodo, e per ogni decennio, esiste un dettaglio che definisce il cafone. Negli anni Settanta, era un cofanetto per i libri in pelle rossa con fregi d'oro. Negli anni Ottanta, una casa tutta velluti, bordi, righe, fiorellini e passamanerie (anche oggi); negli anni Novanta, l'abbronzatura. La tagliata con la rucola del 2000, un vestito di Roberto Cavalli nel 2002, un promotore finanziario nel 2008. Dal 2015 in avanti c'è sempre e solo una cosa che identifica il cafone: il selfie». “Parole”: «Ci sono parole che non sono più da usare, la prima tra queste è chic. Chi utilizza oggi la parola chic, promette di non esserlo. La seconda parola da non usare è sexy, per la stessa ragione. Sexy significa trash: è fuori moda oggi più di ieri. Definisce la velina e non la diva. Non si dice Salve. Non vi sovviene alcuna rimembranza di un trapassato cameratesco da dopoguerra. Salve lo si azzardava in prima media al professore di matematica, fino a quando - si spera - quello di lettere non vi ha imposto, da lì e per sempre, un corretto “Buongiorno”».
Il nuovo Bon Ton di Lina Sotis è l'esposizione di un vivere urbano e civile. Perché oggi «la gentilezza è stile, un modo per manifestare il rispetto e l'attenzione che abbiamo per gli altri e soprattutto per noi stessi».
Lina Sotis, (Roma 1944) ha scritto per Vogue, Amica, Gioia e dal 1978, per il Corriere della Sera, prima donna a entrare nella redazione cronache, dove ancora oggi pubblica la sua rubrica Bon Ton online. Tra i suoi libri ll colore del tempo, A me piace quella lì, Libretto di risparmio: ricominciamo da zero».