Liuto, chitarra, tiorba e arciliuto: la musica antica dei Bassifondi

L'AQUILA. Liuto, tiorba, chitarra e arciliuto in concerto domenica al Santuario della Madonna d’Appari di Paganica dell’Aquila, che alle 18 ospita i Bassifondi, ensemble di musicisti specializzati...
L'AQUILA. Liuto, tiorba, chitarra e arciliuto in concerto domenica al Santuario della Madonna d’Appari di Paganica dell’Aquila, che alle 18 ospita i Bassifondi, ensemble di musicisti specializzati in strumenti dei secoli scorsi.
Un concerto alla memoria di Giovanna Maniezzo, escursionista scomparsa tragicamente lo scorso anno mentre saliva e a Pizzo Cefalone, la cima più alta del dorsale occidentale del Gran Sasso d’Italia. La maggior parte della musica del ‘600 e ‘700 per liuto, chitarra, tiorba e arciliuto, è stata immaginata e scritta con l’idea di esser suonata con arrangiamenti di insieme. Ensemble come I Bassifondi si basano su testimonianze scritte e fonti musicali e iconografiche. Il progetto musicale è stato fondato da Simone Vallerotonda con l’obiettivo di riscoprire e offrire questa musica in una versione da camera. Vallerotonda suona tiorba, chitarra e cura la direzione musicale. Completano l’ensemble: Stefano Todarello (colascione e chitarra battente) e Gabriele Miracle (percussioni). In programma “L’alfabeto falso. Nuova inventione d’intavolatura, per sonare li balletti sopra la chitarra spagnuola”, pubblicata nel 1606 per mano di Girolamo Montesardo, opera che rivoluzionò il modo di scrivere ed eseguire la musica per chitarra. Il proliferare di opere stampate in notazione d’alfabeto, contenenti arie famose, bassi ostinati, danze, fu presto enorme. Questo “linguaggio” era il tratto distintivo dei chitarristi, espressione di una preziosa e variegata tecnica di rasgueado o meglio picco e repicco, in grado di realizzare ogni sorta di ritmo. Accanto all’alfabeto ordinario, costituito da accordi maggiori e minori, i chitarristi utilizzavano una sorta di alter ego complementare: “l’alfabeto falso”. Raccoglieva gli stessi accordi dell’alfabeto ordinario, sporcati da acciaccature e note estranee all’accordo. (fab.i)