Livorni: «La mia poesia dell’esilio in America...»

Lo scrittore pescarese racconta la sua esperienza di autore e di docente universitario a Yale e Madison
di Giovanni D’Alessandro
Ernesto Livorni è nato a Pescara, 57 anni fa, ma quasi metà della sua vita l’ha trascorsa negli Stati Uniti insegnando Letteratura italiana prima a Yale poi a Madison nel Wisconsin dove vive con la famiglia.
Livorni ha pubblicato diversi libri di poesie: da “Nel libro che ti diedi” del 1998 a “L’America dei padri”. E’ appena uscita una raccolta della produzione poetica intitolata “Onora il padre e la madre-Poesia (1977-2010)” (Aguaplano, 12 euro).
Del mestiere di poeta e di quello di docente in America, Livorni parla in questa intervista al Centro.
Perché, varcati i 50, un poeta ancora in piena produzione avverte l'esigenza di pubblicare “Onora il padre e la madre" quasi come un manifesto poetico e antologico che ribadisca la coltivazione delle proprie radici?
Il titolo del libro è il titolo di quella che è la quarta raccolta del volume. Infatti, il volume in questione è quello che in inglese viene spesso chiamato "new and collected poems", cioè, un volume che raccoglie poesie nuove, forse una raccolta inedita, ma anche poesie e raccolte già pubblicate in precedenza.
I poeti che hanno inciso di più sulla sua formazione ?
Ungaretti. E poi Montale e Pavese. Erano letture assidue degli anni del liceo che mi hanno portato anche a scoprire la poesia francese dell'Ottocento (Baudelaire, Rimbaud e Mallarmé, in particolare), ma anche la letteratura inglese e statunitense fino alla Generazione Beat. Ma devo anche dire che punti di riferimento forse anche inconsapevoli (a parte Leopardi, inevitabile) sono stati Pascoli e D'Annunzio insieme. Ancora: Campana e Rebora tra gli italiani. E infine Pound ed Eliot che, soprattutto dopo il trasferimento negli Stati Uniti, mi ha aperto le porte di tanta poesia statunitense.
Un aggettivo per definire tutta la sua poesia. Quello che vorrebbe fosse usato per essa.
Esilica. Voglio dire: la mia poesia si muove tra una istanza esistenziale ed un anelito metafisico alla ricerca di una terra d'approdo alla quale non si giunge (finché si sente la necessità di scrivere poesia), nella consapevolezza del porto di partenza e dell'impossibilità di farvi ritorno.
Quanto la sua lontananza dall'Italia ha generato una matrice di scrittura poetica?
Indubbiamente il trasferimento negli Stati Uniti mi ha costretto, forse anche mio malgrado, ad un rapporto con la lingua italiana e con la lingua della poesia condizionato dal contesto anglofono, paradossalmente invitandomi ad una sperimentazione che fosse recupero piuttosto che mescolanza.
Da decenni lei opera nelle più prestigiose università statunitensi come docente, studioso, saggista, animatore di eventi culturali. Qual è il posto della cultura italiana negli Usa?
La cultura italiana medievale e rinascimentale e, naturalmente, quella classica hanno un posto di rilievo nel mondo accademico statunitense, anche se questo non vuol dire che ce l'abbia necessariamente negli Usa. La cultura moderna e contemporanea è sostanzialmente ignorata se non per pochi fenomeni spesso determinati da cause mediatiche.
Ci parli di un suo studente-tipo. Perché nel melting pot di Yale o di Madison, le sue università, un ragazzo sceglie oggi di studiare italiano?
È difficile parlare di uno studente-tipo in quelle due università nelle quali ho insegnato anche perché gli anni Novanta, nei quali insegnavo a Yale University, erano ben diversi da questi primi tre lustri del ventunesimo secolo, nei quali ho insegnato alla University of Wisconsin - Madison. Tra i tanti studenti che ricordo dai tempi di Yale University, penso ad uno che oggi è docente universitario di Lettere classiche. Nel Wisconsin, gli studenti sono soprattutto attratti dal fascino della lingua ed a volte da quella letteratura che ha fama in tutto il mondo occidentale (Dante, innanzi tutto). Ma anche da altri aspetti della cultura italiana contemporanea.
Ci racconti un aneddoto di un suo studente che non dimenticherà mai.
Ricordo con affetto uno studente di origine italiana, che oggi è dottore, il quale si specializzava in Biologia ed in Italianistica, come è possibile fare nel sistema universitario statunitense, ben diverso da quello italiano ed europeo. Scelse di scrivere una tesina, cosa rara anche a Yale University, dove studiava. Accettai di essere il suo direttore, incuriosito dalla ricerca che avrebbe svolto sul concetto di infinito nella letteratura italiana, studiandolo anche attraverso l'elaborazione matematica e comunque scientifica del concetto nei vari periodi di sviluppo culturale. Conservo ancora quella tesina.
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