Lo scintillio del prisma nei racconti di Casoli

Chi ama la narrativa di Giovanni Casoli troverà singolarmente adatto a lui un verso di Terenzio, che risuona da oltre 2000 anni: "Homo sum, humani nihil a me alienum puto", sono un essere umano e...
Chi ama la narrativa di Giovanni Casoli troverà singolarmente adatto a lui un verso di Terenzio, che risuona da oltre 2000 anni: "Homo sum, humani nihil a me alienum puto", sono un essere umano e nulla di ciò ch'è umano reputo estraneo a me. E' un verso di rara felicità, che astratto dal contesto dell'opera in cui è inserito libera una ulteriore valenza, cioè la programmatica assenza di un disegno, la ben compresa non finitudine dell'esperienza che può essere fatta sulla natura dell'uomo, per definizione sfuggente a ogni confine, e cui mai nessun ossimoro potrà star dietro.
Casoli vive a Roma, è figura nota nel mondo letterario, poetico, critico e accademico, essendo attivo nelle università della capitale e di varie sedi europee. All'Abruzzo ha dedicato pagine importanti (ad esempio su Silone e l'attività di don Orione nella Marsica del 1915, dopo il terremoto). Qualche mese fa ha pubblicato la sua terza opera narrativa, "La vita è più grande - Racconti in prisma narrativo" (Albatros, € 16,50), silloge in cui stupisce la continua rigenerazione dell'ispirazione, come un prismatico scintillio sempre diverso, in ognuno dei 46 racconti. Possono essere lunghi decine di facciate o solo due, ma non c'è traccia di stanchezza in un solo rigo. Casoli, come i veri artisti-creatori-poeti crea personaggi che vivono di vita propria. Può trattarsi di un giovane innamorato o di un aspirante suicida; di un insegnante o di una coppia di anziani; di due donne deluse dalla vita e propense a riversare la propria, non vissuta, sui figli, odi un traghettatore, di una bimba, di un animale perfino (gli animali sono sempre state icone privilegiate della produzione di Casoli): la varietà di soggetti è, in ogni senso, grande. Della nascosta regalità dell'essere umano, della dignità della persona Casoli è indomito captatore; forse neppure cosciente, come in fondo dev'essere ogni vero artista, di quanto forte sia questo suo cercare; di quanto luminoso sia questo suo scrutare l'ombra. Perché? Perché le vie dell'anima vanno percorse d'impulso, senza chiedersi dove portino. Ciò che conta è corrispondere alle magnetiche forze con cui attraggono chi scrive. Animando la sua poiesis in quei pensieri e in quelle parole cui diamo il misterioso nome di racconto.
Giovanni D'Alessandro
©RIPRODUZIONE RISERVATA