Lo share scende di 11 punti «Il Paese è come in guerra»

«Non mi sono pentito neanche un istante, mai». Amadeus non arretra. Il Festival sconta un calo di ascolti, con il 42% di share raccolto dalla seconda serata, 11 punti in meno rispetto all’anno scorso,...
«Non mi sono pentito neanche un istante, mai». Amadeus non arretra. Il Festival sconta un calo di ascolti, con il 42% di share raccolto dalla seconda serata, 11 punti in meno rispetto all’anno scorso, ma il direttore artistico ci mette la faccia e parla di «dati clamorosi». Pensa alla concorrenza del calcio, certo, con 4.5 punti rosicchiati dalla serie A. Ma soprattutto c’è da fare i conti con il mood della gente, «con il momento storico che stiamo vivendo: ci sono persone che non sanno se la sera riusciranno a mettere il piatto a tavola, la gente è disperata, il Paese è come se vivesse una guerra. È una situazione anomala», riflette Amadeus, il volto tirato, in conferenza stampa, «Sanremo non è più un evento, ma un programma televisivo e, lasciatemelo dire» rivendica, « è il più forte che ci possa essere. Tutto il resto ci è stato tolto». Perciò «è una gioia maggiore fare il 42%: il 52% dell’anno scorso era una cosa inaspettata, che riguardava un momento opposto a quello che stiamo vivendo». L’emergenza sanitaria ha condizionato anche il parterre degli ospiti: «Penso a Naomi Campbell, che ha dovuto rinunciare». E a Celentano e Benigni: «Con nomi di questo calibro, si parte da un’idea e bisogna poterla realizzare in tranquillità. Ci sono persone che hanno paura a uscire di casa e non hanno più vent'anni. O che non possono fare spettacoli come vorrebbero: penso a Jovanotti», sottolinea. «Parliamo di artisti che sono stati chiamati, ma ho rispetto dei loro no. E rimangono amici: mi mandano messaggi di solidarietà e affetto».