Lo Snowden di Stone «Attenzione siamo tutti schedati»

15 Ottobre 2016

ROMA. Il tre volte premio Oscar, Oliver Stone, ieri alla Festa di Roma per presentare “Snowden”, film nella selezione ufficiale e in sala dal primo dicembre, con la sua solita animosità spara a zero...

ROMA. Il tre volte premio Oscar, Oliver Stone, ieri alla Festa di Roma per presentare “Snowden”, film nella selezione ufficiale e in sala dal primo dicembre, con la sua solita animosità spara a zero su tutti: Trump, Hillary Clinton, Obama, l'America, la Nsa (National security agency), la Cia, l'11 settembre. E tutto questo nel segno di un allarme ancora troppo poco compreso. «Attenzione», dice il regista americano, «siamo tutti schedati».

Una preoccupazione, la sua, comprensibile visto che gli oltre 130 minuti del film raccontano di Edward Snowden, patriottico americano, e geniale hacker, deciso a servire la patria a tutti i costi, ma che poi nel 2013 diventa una vera e propria mina per il sistema Usa denunciando alla stampa come la Nsa, dove aveva lavorato, avesse messo in atto, tramite web, motori di ricerca, telefonia e social, un sistema di controllo esteso a tutti. E questo con la scusa del terrorismo. «Tutti in Europa siete sconcertati per la candidatura di Donald Trump», dice il regista di “Platoon”, «ma non credo proprio possa farcela. L'alternativa, ovvero Hillary Clinton, non è certo meglio. Lei rappresenta il sistema statunitense in tutte le sue forme e sarà sicuramente più dura e militarista di Obama. È la Clinton la responsabile di quello che è successo in Libia, Iraq, Siria e Honduras e non credo proprio che in lei ci sia vero spirito di riforma».

E ancora su Obama che mostra una sua ambiguità rispetto all'operazione Sna, perché mentre rigetta questo progetto di controllo totale non lo fa con molta chiarezza e convinzione. «Su Obama non ho aggiunto né tolto nulla di quello che ha fatto in questa situazione. È stato lui a comportarsi così», dice il regista. Mentre sul controllo totale perpetrato dalla Nsa e rivelato da Edward Snowden ora esule in Russia sottolinea aggiunge: «Credo convenga ancora stare attenti a propri cellulari. Tutti noi conosciamo quello che sta accadendo, siamo tutti schedati, sospettati, anche per reati che oggi non ci sono, ma che potrebbero divenire tali. Bisogna usare la crittografia. Molte società complici della Cia, senza saperlo, ora forniscono non a caso dati crittografati».

Per quanto riguarda invece la figura di Snowden vista da molti americani come quella di un traditore, spiega Stone: «non credo che gli americani abbiano capito davvero quello che è successo, sono più preoccupati per il loro Iphone. Il fenomeno è più imponente di quanto si possa immaginare, non si tratta di Pokemon o di quello che compriamo su Ebay, le informazioni che ci ha fornito questo giovane hacker sono complicate e difficili da cogliere per il grande pubblico. Non c'era sorveglianza per la sicurezza, ma controllo. Lui comunque non era molto simpatico agli americani, lo considerano ancora oggi un traditore, un cattivo, lo confondono con Assange».

Tra Edward Snowden e Oliver Stone non mancano analogie: «Sono cresciuto come lui conservatore, ma poi sono stato prima sconcertato dalla guerra in Vietnam e poi da quello che è successo nel Centro America, in Nicaragua e San Salvador. La storia americana che a un certo punto ho iniziato a studiare ha momenti terribili. Nel caso di Snowden, essendo un patriota era totalmente d'accordo che si sorvegliassero i terroristi, ma poi capisce che si era messo in atto un sistema di sorveglianza di massa e si è ribellato».

Il fatto è, continua Stone, che l'intelligence sa benissimo chi controllare: «Nel caso dell'11 settembre, la Nsa conosceva ad esempio il rapporto che c'era tra dirottatori e Bin Laden, ma non ha dato queste informazioni alla Cia. Certe notizie allora si sono fermate a Washington. Lo scopo vero è invece quello di controllare tutti, non solo i terroristi, per determinare poi cambiamenti di regime e altro».

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