“Lo spazio inquieto”, l’opera e la vita dell’artista Angeli in un docufilm

PESCARA. L’opera e la vita di Franco Angeli, esponente con Mario Schifano e Tano Festa della romana Scuola di piazza del Popolo, rivivono nel film “Lo spazio inquieto”, diretto dall’omonimo nipote...
PESCARA. L’opera e la vita di Franco Angeli, esponente con Mario Schifano e Tano Festa della romana Scuola di piazza del Popolo, rivivono nel film “Lo spazio inquieto”, diretto dall’omonimo nipote del pittore (1935-1988), tra i protagonisti dell’arte del secondo Novecento, non solo italiano. Il documentario, prodotto da Luce Cinecittà, dopo la presentazione al Festival di Torino arriva in sala con proiezioni evento introdotte dal regista, tra cui quella di Pescara, dove “Lo spazio inquieto” sarà proiettato domani al cineteatro Massimo alle 21.
«Porto il suo nome e questo la dice lunga sull’amore che provava mio padre per Franco», dice il regista a proposito dello zio. «Ricordo le case dove ha vissuto: via dei Prefetti, piazza Farnese, via dei Barbieri, l’Appia Antica, via Flaminia. L’immagine più nitida che conservo è di lui accovacciato a terra che srotola metri di scotch con cui fissare il cellophane al pavimento prima di dipingere. O le mani, così sicure e precise nel tenere la matita. O il giradischi, che suona Neil Young. Ma non posso dire di averlo conosciuto bene. Anche se non aveva molti più anni di me, ci dividevano un’intera epoca, un’intera cultura, un’intera vita».
Il film si avvale di materiali inediti, film, foto e opere figurative e audiovisive, e testimonianze di amici e familiari, che regalano una visuale intima e rivelatrice di un artista che ha fatto un uso iconico, folgorante di simboli e luoghi dell’immaginario collettivo. I materiali ricostruiscono vita e lavoro di Franco Angeli, protagonista di uno dei periodi più ricchi della storia italiana del Novecento: l’arte, il cinema sperimentale, gli amici Schifano e Festa, la sua Roma, il conflittuale rapporto col Partito comunista. Il nipote ne traccia un racconto personale e familiare affidandolo a chi lo ha conosciuto bene. «Il film nasce dalla voglia egoista di avvicinarmi a mio zio Franco per conoscere e capire ciò che non avevo capito 40 anni fa», prosegue il regista del documentario. «L’infanzia, di cui non parlava mai, ma che prende forma nei tanti appunti, determinante nelle scelte future. La figura della madre, il rapporto coi fratelli, con Festa, con Schifano. Due linee di narrazione che procedono parallele. Da un lato lo sguardo critico sulle sue opere, esposto da Laura Cherubini, Luca Massimo Barbero e Bruno Di Marino, dall’altro il racconto personale della sua vita, del lavoro quotidiano, degli affetti, affidato alle voci della famiglia: Otello, il fratello ritrovato, la moglie Livia Lancellotti, la figlia Maria; o quelle degli amici come Mario Carbone, Marco Bellocchio, Giosetta Fioroni. E le poesie, gli appunti, i testi che ci ha lasciato. A volte battuti a macchina, altre scritti a mano, in un inconfondibile stampatello, conservati nell’Archivio Franco Angeli, tracce intime di pensieri privati». (afu)