Lo stile delle band tzigane per gli Emmet Ray Manouche

15 Settembre 2015

LANCIANO. Il Festival del jazz tradizionale è l’aperitivo al concerto della Premiata Forneria Marconi di Franz Di Cioccio, che domani chiude il Settembre lancianese in piazza del Plebiscito: sullo...

LANCIANO. Il Festival del jazz tradizionale è l’aperitivo al concerto della Premiata Forneria Marconi di Franz Di Cioccio, che domani chiude il Settembre lancianese in piazza del Plebiscito: sullo stesso palco, stasera alle 21.30, salgono clarinetto, chitarre e contrabbassi per la sesta edizione della manifestazione ideata dal direttore artistico Renato Gattone.

A Lanciano si esibisce in anteprima una selezione di alcuni tra i principali esponenti romani del jazz manouche, stile tipico della band tzigane, che hanno dato vita alla Emmet Ray Manouche Orchestra. Il gruppo ha scelto come nome quello del chitarrista jazz protagonista di “Accordi e disaccordi”, film di Woody Allen del 1999. Questo personaggio immaginario, interpretato da Sean Penn, è il musicista manouche per antonomasia: nottambulo e poetico, con la chitarra sempre in mano, una sigaretta o un whisky nell’altra, e ovviamente una vera e propria venerazione per Django Reinhardt, considerato ideatore e massimo esponente di questo stile nato nella Parigi degli anni ’30. Emmet Ray e Django sono perciò le muse ispiratrici dell’orchestra di nove elementi che debutta a Lanciano, spaziando dai tradizionali standard del genere fino alla musica italiana più attuale.

È la prima volta che alcuni tra i più quotati jazzisti manouche di Roma si uniscono in un progetto corale, venuto fuori dalle diverse esperienze dell’Hot Club Roma, dei Radical Gipsy e del Piji Electroswing Project. Per il Festival organizzato da Gattone a Lanciano non è una novità tenere a battesimo un esperimento musicale. «Dopo gli Italian Hot Five con Fabrizio Bosso e lo spettacolo “Django, il fulmine a tre dita” con Giorgio Tirabassi», spiega il direttore artistico, «arriva un’altra anteprima per la nostra manifestazione, con questa orchestra di nove elementi, con due contrabbassi, cinque chitarre, un clarinetto e una voce, da ascoltare con attenzione o da ballare sfrenatamente con swing, che saprà stupire il pubblico di piazza del Plebiscito con raffinatezza e allegria, virtuosismo e passione, regalando un entusiasmo davvero contagioso». La Emmet Ray è composta da Gian Piero Lo Piccolo al clarinetto, Moreno Viglione, Augusto Creni e Gabriele Giovannini alle chitarre soliste; Gianfranco Malorgio e Daniele Gai alle chitarre ritmiche; Renato Gattone e Giuseppe Civiletti ai contrabbassi; e la voce di Pierluigi Siciliani in arte Piji. Lo spettacolo è gratuito.

Andrea Rapino

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