Lodola: «Il mio “Pigro” racconta Graziani una persona illuminata»

28 Aprile 2023

L’artista domani scoprirà a Teramo la statua del cantautore «Non l’ho conosciuto, ma le sue canzoni mi rappresentano» 

TERAMO. «Sarò a Teramo col mio amico Red Ronnie, che mi darà man forte, lui è molto più bravo di me a parlare di musica». Marco Lodola conferma al Centro la sua presenza domani alla cerimonia di inaugurazione dell’opera da lui realizzata per ricordare Ivan Graziani, la scultura luminosa “Pigro” commissionatagli dall’associazione culturale Big Match col sostegno del Comune. Il maestro lombardo, scultore, pittore, scenografo e illustratore, quotato nome internazionale con le sue spettacolari e coloratissime opere di luce, pop e postmodern, sarà in compagnia del giornalista musicale, al quale spetterà tracciare un ritratto dell’indimenticabile rocker teramano (1945–1997). Il formidabile chitarrista e cantautore è eternato da Lodola in una scultura in perpex e led, alta tre metri, collocata in largo San Matteo, dove sarà svelata alle 18, presente la moglie di Ivan, Anna, e i figli Filippo e Tommaso, anche loro musicisti.
Maestro, com’è nata la committenza?
Anni fa ho esposto a Chieti (la mostra “La notte cambia colore” nel 2010, ndr) e lì ho incontrato l’allora presidente di Big Match, Alfredo Natali, che mi accennò questa possibilità. La cosa si arenò per la difficoltà di trovare risorse e ci siamo persi di vista. Poi, 4-5 mesi fa è arrivata la richiesta ufficiale dell’associazione. Per me è un orgoglio e un onore rappresentare un così bravo cantautore, che purtroppo non ho incontrato ma conoscevo bene attraverso le canzoni.
Cosa l’ha colpita delle sue canzoni? E cosa l’ha più ispirata nel creare la scultura luminosa “Pigro”? Ne ha parlato con la famiglia Graziani?
Io sono pavese, ho in comune con Ivan la provenienza da una dimensione di cittadina di provincia, in cui ti guardano sempre storto se provi a fare qualcosa di diverso. La canzone “Maledette malelingue” mi ha colpito proprio per questo, è un pezzo meraviglioso che raffigura perfettamente la provincia. Ho avuto il piacere di incontrare Filippo, sempre tramite Red, perché volevo anche il suo consenso. Sono partito da due elementi, il suo giubbotto con un congegno per reggere l’amata chitarra Gibson e gli iconici occhiali rossi. Col supporto della luce e del colore ho voluto dare l’idea di una persona illuminata, in tutti i sensi. C’è lui che suona la chitarra, col gilet, gli occhiali, nel mio stile, che è la tecnica della scultura luminosa, realizzata con led e pellicole colorate. Nei miei lavori semplifico al massimo il messaggio. La luce ha tanti significati. Il linguaggio che accomuna le varie espressioni dell’arte è la bellezza, la ricerca di verità. Lui mi ha parlato e mi parla attraverso le sue canzoni. Inoltre, il titolo della scultura, “Pigro”, come uno dei suoi pezzi più belli e noti, mi rappresenta molto.
Quali brani ama?
“Monna Lisa”, l’arte che ci apparteneva, “Lugano addio”, e la canzone triste triste triste, “Firenze”, forse perché lì ho studiato all’Accademia di Belle Arti e ho associato la canzone alla mia esperienza. Ma non c’è una canzone in particolare, ma frasi qua e là, pezzi di tutte i brani, insieme, fino a comporre un’unica grande canzone.
Alla Design Week di Milano ha esposto la scultura “Isabella luminosa” ispirata all’abito da sposa dellla stilista pescarese Isabella Caposano.
Sì, bella esperienza. Ci sarà anche Isabella sabato a Teramo. In quella settimana ho pure rappresentato le immagini del film “Guardiani della Galassia 3” e anche quella, da vecchio fumettaro appassionato, è stata una grande esperienza.
Quando ha capito che la luce era la sua strada nell’arte?
Ho iniziato all’Accademia con la pittura, poi nel mio percorso ho iniziato ad associare la plastica alle mie opere e ho immaginato di realizzare sculture con la plastica luminosa, come nelle insegne pubblicitarie al neon, con una tecnica moderna, contemporanea. Non c’è stato nessun colpo di genio. Mi sono semplicemente ispirato agli “avvisi luminosi”, come Marinetti chiamava le insegne pubblicitarie.
A proposito di Marinetti, ha fondato negli anni Ottanta il gruppo Nuovo Futurismo. Ma quali sono i suoi riferimenti?
Ai tempi dell’Accademia il Beato Angelico. In tempi più recenti Depero, per l’eclettismo nell’avvicinarsi a diverse forme di espressione e alla pubblicità. Tra gli artisti più vicini a noi Andy Warhol.
Ha detto: non mi reputo un artista ma un semplice elettricista. Davvero?
Confermo. C’è stata un’invasione biblica di artisti. Oggi sono tutti artisti e allora io faccio un passo indietro. Meglio un sano elettricista che un cattivo artista.
Ha detto anche che l’arte non cambia le cose. A che serve allora?
L’arte è innocua, perfino nel caso di grandi opere come “Guernica” di Picasso, che non ha avuto il potere di cambiare le cose. L’arte non ha potere politico né sociale, non cambia il corso della Storia. Serve però a non cadere nella paura di esistere. Ma non chiudiamo l’intervista con questo pensiero triste!
Come la chiudiamo?
Salutiamoci dicendo che sono pronto ad accendere sabato sera a Teramo le luci della scultura “Pigro” e anche gli occhi e le menti delle persone, per invitarle a riflettere e a non odiare nessuno. Voglio la pace nel mondo, come direbbe Miss Italia.