Lucarelli: «Da Totò a Picasso racconto il doppio in tv»

17 Ottobre 2018

Totò aveva un doppio. Un cantante mancato, napoletano come lui, che per anni aveva imitato la sua incredibile maschera finendo poi a lavorare con lui, prestandosi a recitare le scene che il grande...

Totò aveva un doppio. Un cantante mancato, napoletano come lui, che per anni aveva imitato la sua incredibile maschera finendo poi a lavorare con lui, prestandosi a recitare le scene che il grande attore non voleva fare. Uno che lo sostituiva quando c'era da correre o da pedalare e che al mattino si alzava presto al suo posto per andare sul set quando le riprese erano troppo di buon'ora. «Si chiamava Osvaldo Natale, in arte Dino Valdi e finì per calarsi così tanto nei panni del suo mito che al funerale del grande attore ci fu chi lo scambiò per un fantasma».
Carlo Lucarelli torna su Sky Arte e abbandona il noir per un nuovo format di cui è ideatore, autore e conduttore, Inseparabili, in onda dal 4 febbraio sui canali 120 e 400, con le vite di grandi personaggi dell'arte e dello spettacolo raccontate da un punto di vista del tutto inedito, quello di un incontro di un momento o di una vita, «che in qualche modo ha cambiato il corso delle cose». Una serie di racconti - otto per questa prima edizione, ma ce ne sono già in cantiere altri - che partono da storie vere e le narrano giocando sull'idea del doppio, dello specchio, con il punto di vista dell'uno alternato a quello dell'altro fino ad arrivare al cuore della vicenda.
«Partiamo da Totò e arriviamo fino a Tolstoj passando per Marilyn Monroe, Freddie Mercury, Picasso, i Nirvana con Kurt Cobain», anticipa lo scrittore, «la storia della cultura è piena di vicende così».
Al centro, Lucarelli lo rivendica, c'è sempre il piacere e la magia del raccontare, quel mestiere di narratore che tanto gli si confà e che da anni caratterizza i suoi interventi televisivi. Ma qui, sottolinea uno dei coautori, Michele Cogo, anche Lucarelli sarà diverso, inserito quasi come un personaggio nell'impianto del format «che è molto forte, arricchito anche da elementi scenici».
Il palcoscenico del racconto è sempre lo stesso, tutte le storie cominciano a prendere forma dalla sontuosità un po’ spettrale dell'antica stazione termale di Salsomaggiore, strepitoso edificio liberty che ben si presta a ricostruire il quadro del doppio, l'ambivalenza del sotto e del sopra, del fuori e dentro lo specchio. «Abbiamo immaginato ogni storia come un albero, con i rami e le fronde che sono quello che tutti vedono e ammirano e le radici, che rimangono sotto terra, nascoste, ma non sono meno importanti», spiega ancora Cogo.
È così che verranno fuori altre storie incredibili, finestre poche volte aperte sulle vite di persone delle quali pensiamo di conoscere tutto. Sarà il caso di Tolstoj “riletto” alla luce del rapporto difficilissimo e conflittuale con la moglie. O di Hitchcock, raccontato scoprendo il punto di vista di Alma Reville, la moglie sceneggiatrice che rimase sempre nella sua ombra e alla quale il maestro del cinema deve tantissimo. Ma in scena entrerà anche Picasso, di cui si racconterà un incontro-scontro con un altro grande di quei tempi, lo scrittore Apollinaire, e di una losca storia di imbrogli e furti d'arte. «Per raccontare queste vicende partiamo sempre dalla parte più in ombra», sottolinea il regista Antonio Monti, «come se fosse un punto di accesso mai solcato che ci aiuta a raccontare l'altra persona, quella più conosciuta. Storie di intuizioni e di imbrogli, di gloria e di frustrazioni, di avvenimenti alle volte piccoli che invece hanno cambiato qualcosa nella storia, hanno segnato dei punti importanti. Lucarelli ammicca, sorride, tiene alta la tensione anche nel suo pubblico del Festival. «Io mi sono molto divertito», ammette. «Se da spettatori proverete anche solo la metà del piacere che ho provato io, avremo fatto centro».
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