Lucarelli: «I misteri della censura in scena ad Avezzano»

1 Marzo 2020

Una finestra semiseria sulla censura e sulla voglia di indagare su un periodo storico come quello fascista di cui non si sa mai abbastanza. Sono questi gli ingredienti principali dello spettacolo...

Una finestra semiseria sulla censura e sulla voglia di indagare su un periodo storico come quello fascista di cui non si sa mai abbastanza. Sono questi gli ingredienti principali dello spettacolo “Controcanti” di Carlo Lucarelli che arriverà sul palcoscenico del Teatro dei Marsi ad Avezzano, domani sera alle 21, nell’ambito della stagione di prosa diretta da Lino Guanciale. Lo scrittore ne parla in questa intervista al Centro.
In molti la definiscono il padre, o il figlio, del noir in Italia. Da dove nasce la passione per questo genere letterario?
È nata credo, come per tanti lettori, leggendo molti libri. Mia madre mi passava i libri che aveva letto senza dirmi di quale genere fossero e, con il tempo, mi sono accorto che quelli chi mi prendevano di più erano i racconti con misteri dietro. Da qui è nato tutto..
Nel 1999 è arrivato in tv con Blu notte, un modo nuovo per far luce sui misteri italiani. Quando lavoro c’era dietro ogni puntata?
Sicuramente molto lavoro perché c’era un lungo studio fatto su tutte le fonti possibili grazie a un team di giornalisti. Individuavamo le storie, facevamo uno sviluppo su come raccontarle e poi una ricerca video, che si può fare solo negli archivi Rai, di tutto ciò che era stato detto in merito. Poi io rimettevo insieme i pezzi e preparavo la sceneggiatura, diciamo un mese di lavoro per ogni puntata. Infatti facevamo poche puntate.
C’è una storia che le è rimasta particolarmente nel cuore?
Sicuramente i misteri di Alleghe, una serie di cinque omicidi commessi dal 1933 al 1946 nei pressi dell'omonimo lago e all'interno di un albergo: l’avrei voluta scrivere io. E poi ovviamente la strage di Bologna. È la mia città, è una pagina della storia di questa terra che mi ha sempre appassionato.
Prima di approdare al teatro ha scritto delle serie tv che hanno avuto un notevole successo:in che modo si differenziavano i testi dei sui libri dalle sceneggiature delle serie tv?
Le storie in sé non si differenziano molto, il modo di raccontarle è lo stesso. Però, per esempio, l’ispettore Coliandro l’ho inventato per un libro, e poi è passato in tv tra suspense e umorismo diventando un personaggio tridimensionale. E’ chiaro che, mentre per Blu notte non potevo inventare nulla, dovevo solo scegliere l’ordine per raccontare i fatti, per la serie invece potevo scendere a patti.
Oggi si dibatte molto sulla scrittura: i giovani scrivono e leggono sempre meno e con gli emoticon e la tecnologia sono spinti a esprimersi poco. Ha un consiglio per chi è mosso dalla passione per la scrittura ma non trova una strada per seguirla?
Non sono contrario a questo modo di esprimersi moderno con gli emoticon. Anzi è quando uno si accorge che non basta un emoticon che va a cercare il modo di esprimersi. Bisognerebbe quindi fornire uno strumento per permettere ai giovani di farlo. Le scuole di scrittura aiutano e sono una valida opportunità per insegnare a dire di più nel modo giusto.
Lo spettacolo è un viaggio semiserio tra gli orrori della censura. Come è nata questa storia e cosa lascia al pubblico che assiste allo spettacolo?
Spero che lasci una riflessione sulla censura, come l’abbiamo subita e come si è sviluppata. Sicuramente da una parte c’è il divertimento, però un divertimento che fa pensare e riesce a far vivere anche i momenti più pesanti, e dall’altro c’è la censura così come e stata vissuta all’epoca. Lo spettacolo è nato per caso, Eravamo con i musicisti Marco Caronna (voce e chitarra, ndr) e Alessandro Nidi (pianoforte, ndr) a parlare seduti al bar e ci siamo detti: proviamo a mettere tutte queste idee insieme e a fare uno spettacolo. Così siamo arrivati a “Controcanti”.
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