Lucci: «Vi racconto di quando L’Aquila profumava di cinema»

27 Ottobre 2021

Lo scrittore e fondatore dell’Accademia dell’Immagine pubblica e regala il suo saggio “Biografia di un desiderio”

L’AQUILA. Il libro si intitola “Biografia di un desiderio” (edizione L’Atalante) ed è il racconto di una avventura alla quale Gabriele Lucci, che è stato anche direttore scientifico di Mondadori Electa cinema, ha dato per quasi 30 anni anima e corpo. Lucci aveva creato nel capoluogo d’Abruzzo un vero e proprio “Sistema – Cinema” con al centro l’Accademia dell’immagine, una scuola di livello superiore per le professioni del cinema. Dopo il terremoto del 2009, non certo per scelta di Lucci che anzi fece di tutto per salvarlo, quel «gioiello», che tutto il mondo invidiava all’Aquila, è finito al macero.
Gabriele Lucci è vero che il volume non è in vendita?
Lo considero un regalo che faccio all’Aquila e non solo, se è un regalo non si possono chiedere i soldi. Chi ne vuole una copia basta che me la chieda.
Come è strutturato il libro?
L’ho suddiviso in 6 capitoli e un’appendice. Nei primi 4 tratto i momenti più significativi attraverso i quali si è creato il Sistema cinema, gli ultimi 2 riguardano l’attualità con riflessioni e interrogativi sul futuro post-pandemico.
Perché lei sostiene che il libro è soprattutto rivolto ai giovani?
Perché il problema principale che ho sollevato è e rimane questo: si può realizzare il proprio progetto di vita restando dove si è nati o, al contrario, si deve migrare? Di più. Quale futuro c’è per la creatività, tra localismi e globalizzazione?
Quali altre questioni vengono sollevate?
Quelle che riguardano i luoghi per la cultura e le soluzioni architettoniche, o quelle su come non tradire le proprie origini e al contempo parlare al mondo passando dall’io al noi. Emerge anche il valore dell’associazionismo nella realizzazione di progetti. Ma i problemi oggi sono più generali, i dubbi aumentano. Basti pensare a questo dilemma: vivere nelle grandi città o tornare a una vita più agreste, vivere in verticale nei grattacieli o in una casetta in campagna magari col tuo orticello?
E lei quali soluzioni auspica?
Non ci sono soluzioni certe, univoche. Tendenze sì, perché in ogni caso una vita più green nel rispetto dell’ambiente è quanto mai auspicabile. Tuttavia l’appeal delle grandi città resta se non altro per la variegata offerta culturale e la possibilità di incontri. Ma alla fine vinceranno quelle città, grandi o piccole che siano, ad alto tasso di flessibilità capaci di adattarsi in modo funzionale ai bisogni delle persone.
Qual è stato il suo lavoro per creare all’Aquila un Sistema – Cinema?
Il primo robusto tentativo di creare qualcosa di alternativo nel settore cinema all’Aquila avvenne con l’apertura del primo Cineclub nella nostra regione. Con i miei amici lo inaugurammo nel maggio del 1976. Poi fu la volta della fondazione della Lanterna magica, quindi dell’Accademia dell’Immagine, L’Aquila film Commission, la Cineteca, la Mediateca regionale, l’Archivio dei mestieri del cinema, il settore editoriale con la Mondadori-Electa e il restauro del cinema Massimo, la cui programmazione fu egregiamente risolta dal mio amico Massimo Turco. Ecco, tutto questo, reso possibile grazie a tanti bravi collaboratori, non è la storia di un percorso artistico individuale ma collettivo. Ed è anche la storia di come la convivenza in un unico spazio – a Collemaggio – abbia dato vita a un vero e proprio paradigma cinematografico con aumento della produttività, abbattimento di costi, affermarsi di sinergie creative e nuova offerta culturale.
E oggi che resta di tutto questo?
Abbiamo assistito a un progressivo smantellamento di questo presidio della conoscenza. Ancora viva è La Lanterna magica. È la più antica, la fondai nel lontano 1981, e spero davvero che ce la faccia a resistere.
A che si deve questo sfarinamento?
Ho scritto più di 70 pagine per spiegarlo bene e il libro in questo senso serve a fare chiarezza.
Ci sono poi altre 300 e più pagine per mettere in fila tutte le attività realizzate. Quali sono le più significative che ricorda?
Negli anni Ottanta il festival “Una città in cinema” fece scoprire i mestieri del cinema. In una sola edizione furono registrate 20.000 presenze, con giovani di diverse nazionalità e inviati dei più importanti quotidiani, non solo nazionali, che affollarono strade e vicoli dell’Aquila. Nessuno si aspettava un successo tale. All’inizio non avevamo nemmeno un ufficio stampa. Con il passaparola, senza che lo sapessimo, ci ritrovammo di fronte l’inviato da Parigi di Le Monde, quello di Londra del Guardian e poi Variety e via via tutti gli altri.
Qualche flash particolare?
Il messaggio del presidente Sandro Pertini, che concesse il suo Alto Patronato, quello del mitico ministro della cultura francese Jack Lang, l’arrivo di Benigni e di Claudia Cardinale, ma anche le testimonianze di Sophia Loren, Kirk Douglas, Alberto Sordi.
Oltre il festival quali altri eventi vanno sottolineati?
Per esempio il primo convegno a livello internazionale sull’Alta definizione, con network americani, francesi, tedeschi, giapponesi, italiani. Tutti portarono i primi esperimenti in Hd. E poi l’incontro dedicato a François Truffaut, proprio poco dopo la sua scomparsa. Invitammo i suoi più stretti collaboratori oltre alla moglie e alla figlia. Ci fu anche la presentazione in anteprima europea della steadicam con il suo inventore Garrett Brown. Ma il mio pensiero va spesso a docenti e alunni di tanti Paesi che rendevano viva l’Accademia. Un felice crocevia di competenze e passione. La stessa che ha portato al successo i nostri studenti vincitori di David di Donatello, Ciak d’oro e premi per le loro produzioni. Mi piace ricordare pure la nascita della Cineteca e l’inaugurazione del cinema Massimo. Infine il varo di un nuovo settore editoriale con la Mondadori-Electa.
A questo proposito come avvenne il suo incontro con Ennio Morricone di cui ha scritto una fondamentale biografia?
Il Maestro mi era stato dipinto come un po’ burbero, quasi inavvicinabile. Io gli scrissi dicendo che non volevo scrivere un libro su di lui, ma con lui. In altri termini volevo che questo grande genio della musica tirasse fuori per la prima volta tutto quello che riguardava la sua arte e lo narrasse, me ne facesse partecipe anche nei minimi dettagli. Una confessione artistica a tutto tondo e la più completa possibile.
Altri incontri significativi nel mondo del cinema?
Se estrapoliamo dalla galleria dei personaggi quelli famosi allora potrei dire Fellini, Di Caprio, Joel Coen, Eastwood, Rohmer, e poi quasi tutti gli italiani più importanti. Ma per me sono stati significativi quelli con i quali abbiamo lavorato insieme, quelli il cui contributo si è tradotto in arricchimento per la nostra comunità. Perché l’obiettivo è stato sempre quello di portare L’Aquila nel mondo del cinema e il mondo del cinema all’Aquila. Noi eravamo, e siamo stati per lungo tempo, una espressione del territorio per il territorio. Respiravamo insieme. E credo ci siamo riusciti se 17 premi Oscar sono arrivati da noi. Iniziando proprio da alcuni premi Oscar, ricordo Almendros, Storaro e Ferretti, un grande della fotografia come Tovoli, un maestro come Francesco Rosi, ma anche Jim Morris, general manager della Pixar-Walt Disney.
Quale è stata la maggiore soddisfazione riguardo all’Accademia?
Potrei subito soffermarmi sui tanti encomi, ma per me è stata una soddisfazione il pensare, i primi giorni di scuola, che tanti artisti, premi Oscar, esponenti della cultura si alzavano, prendevano la macchina o un altro mezzo e si dirigevano tutti all’Aquila. E questo tutti i giorni. Ma è stato anche bello osservare studenti pronti a ricevere suggestioni e sollecitazioni di ogni sorta, a preparare la valigia per stage in Italia e all’estero, a studiare con interesse le Arti e le Scienze, spesso trascurate ma fondamentali quando legate all’Immagine, giovani pronti a progettare con i colleghi e anche con gli insegnanti. Insomma un andirivieni di artisti, scienziati, docenti universitari e non, che hanno originato insieme ai ragazzi un movimento artisticamente notevole.
E il momento più brutto?
Assistere impotenti dopo il sisma allo smantellamento di un intero presidio culturale.
Cosa si aspetta dall’uscita di questo libro?
L’augurio è che serva a qualcuno come piano d’appoggio per nuove esperienze. Avrà anche i suoi limiti ma resta pur sempre una sincera testimonianza e come tale va presa.
Per la presentazione del libro sabato prossimo interverranno Paolo Mieli e Marco Tullio Giordana. Ci vuol dire come mai queste due importanti personalità?
In quanto giornalista e storico chi più di Mieli può gettare lo sguardo su una piccola ma tutto sommato interessante storia? Da una parte abbiamo la cronaca di ciò che è avvenuto dagli anni Settanta in poi in una delle tante province italiane, con particolare riferimento alle vicissitudini di un percorso artistico, dall’altra osserviamo ciò che è accaduto contemporaneamente altrove e che caratterizza la Grande Storia. Quanto a Giordana, ci conosciamo da tanti anni. Oltre ad essere un bravo regista, si è sempre occupato di storie a forte connotazione sociale. Insieme a Mieli fanno una intrigante accoppiata.
©RIPRODUZIONE RISERVATA