Lucrezia è Misia l’ape regina dei geni del ’900

VASTO. Lucrezia Lante della Rovere sarà in scena nello spettacolo “Io sono Misia-L’ape regina dei geni”, stasera alle 21, al Teatro Rossetti di Vasto. La commedia, scritta da Vittorio Cielo, è...
VASTO. Lucrezia Lante della Rovere sarà in scena nello spettacolo “Io sono Misia-L’ape regina dei geni”, stasera alle 21, al Teatro Rossetti di Vasto.
La commedia, scritta da Vittorio Cielo, è liberamente ispirato dalle memorie di Misia Sert, dalle confidenze, ricordi, messaggi, lettere, di Proust, Stravinsky, Diaghilev, Nijinsky, Debussy, Tolouse Lautrec, Picasso, Ravel, Cocteau. La regia è di Francesco Zecca.
Dopo il successo di Malamore, Premio Flaiano a Pescara l’anno scorso, Lucrezia Lante della Rovere continua a dare vita a profili di donne straordinarie che hanno costruito la cultura del ’900.
“Io sono Misia”, spiegano le note di presentazione dello spettacolo, «racconta la storia e la personalità di una delle donne più influenti del secolo, sempre in piena luce, e allo stesso tempo, misteriosamente, in ombra. Così, nel cuore di Parigi, capitale di cultura tra ’800 e ’900, si dispiega il fascino e il potere imperscrutabile di questa donna unica e straordinaria che sapeva guardare lontano: levatrice dell’arte e amica influente e definitiva di importanti protagonisti della Belle Époque parigina, tra cui Stravinsky, Diaghilev, Nijinsky, Debussy, Tolouse Lautrec, Picasso, Ravel, Cocteau e molti altri.»
«Io non partorisco. Io faccio partorire», recita Lucrezia Lante della Rovere. «Gli uomini hanno bisogno di una sfinge per partorire la bellezza, per diventare artisti. Dicono che il mio talento sia saper annusare il talento... Dove tutti vedono un nano, io vedo un Toulouse-Lautrec. Sono una cercatrice di geni... Una cercatrice di meraviglie umane. Detesto suonare perché amo la musica. Ho imparato sulle ginocchia di Liszt, vecchio, con i capelli lunghi a bacchetta bianchi, come un salice ghiacciato, la faccia a verruche come la corteccia di un albero. Con i miei occhi color malva, ho visto ora dopo ora inevitabilmente Pablo Ruiz trasformarsi nel mostro-toro Picasso, Debussy sui miei divani sognare il sesso del fauno, Cocteau fare la corte agli attori come in Marocco, Stravinsky incendiarsi nella Sagra di Primavera, Ravel ricamare musica a dispetto di Satie, il carnefice di ballerini Diaghilev farsi domatore di Nijinsky, fino a far impazzire il dio della danza. E Proust, scrivere ogni cosa, ogni parola di tutti, fino a mettermi nella seconda riga della prima pagina della Recherche... Nelle università la chiamano “cultura” ... io la chiamavo averli a cena da me, a casa».
Misia Sert fu una mecenate alla quale si deve la scoperta, fra gli altri, di Cocò Chanel. Il suo salotto parigino era frequentato da Picasso, Paul Morand, Debussy, lei fu ritratta da Renoir e da Toulouse Lautrec, ispirò Jean Cocteau per il personaggio della principessa nel romanzo Thomas l’imposteur e fu definita da Proust «un monumento di storia, collocata nell’asse del gusto francese come l’obelisco di Luxor nell'asse degli Champs Elysées».
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