Lucrezia De Domizio, le metamorfosi di una vita

La collezionista d’arte e mecenate con radici in Abruzzo si racconta in un libro «Dopo 50 anni adesso mi dedico ad una avventura completamente nuova»
MILANO. «Ho creato la comunità europea dell'arte contemporanea», dice sorridendo Lucrezia De Domizio Durini a Palazzo Bovara, a Milano, mentre inizia il gran gala per il libro di Pierparide Tedeschi a lei dedicato (Mondadori). Davvero da tutta Europa, ma anche dagli States e dall'Asia, sono venuti a renderle omaggio quasi 150 persone del jet set culturale in occasione della pubblicazione di "Metamorfosi di una vita" (320 pagine, 55 euro), presentato il 19 maggio dall'autore con Felix Baumann, Arturo Schwarz, Pilar Parcerisas e Saverio Monno.
«Con questo libro chiudo il capitolo più importante della mia vita e mi dedico ad una avventura completamente nuova» ha detto Lucrezia «perché bisogna avere il coraggio di uscire di scena a testa alta al momento opportuno. In questo deserto arroventato di compromessi e ladrocini, dove alcuni uomini tentano il genocidio di desideri, speranze e utopie, ho coltivato con i miei maestri e poi sola un'oasi fatta di uomini di differenti razze, fedi, ricerche, estrazioni sociali e culturali che lavorano nel rispetto dei principi fondamentali della natura per il bene comune, come dimostra questo evento».È stata infatti una vera celebrazione, tra conferenza e gala, per questo poderoso volume che, attraverso la sua vita, ritrae cultura e società internazionale dagli anni Settanta a oggi.
C'è tanto Abruzzo, naturalmente, perché Lucrezia De Domizio, operatrice culturale, scrittrice, editrice, collezionista, mecenate, impegnata da 50 anni nell'arte insieme ai più importanti autori dell’Arte Povera e del Concettuale italiano, ma in particolare al maestro tedesco Joseph Beuys, ha reso nei decenni l'Abruzzo protagonista di pagine notevoli della storia dell'arte unitamente a suo marito, il barone Buby Durini, di Bolognano, uno degli autori della narrazione per immagini di questo volume, opera di grandi fotografi come Armin Linke, Giorgio Colombo, Joe Oppedisano, Santi Caleca, Bruno Del Monaco, Paolo Calia, Gino Di Paolo, Antonio Redaelli, Helenio Barbetta e molti altri. Dalla prima casa-galleria alla pineta di Pescara allo Studio LD di via delle Caserme, dalla Villa Durini di San Silvestro al Palazzo Durini e all'Ipogeo di Bolognano, dal Loft di via Mecenate a Milano alla Casa di rue Jean Bart di Parigi - appena lasciata da Lucrezia per un nuovo grande progetto a New York, come ha dichiarato - si ripercorre nelle pagine, tra esistenza privata ed eventi pubblici, fra opere d'arte e grandi nomi, un pezzo importante della vita culturale internazionale. E proprio a Pescara, in luglio, sarà inaugurata una mostra al Circolo Aternino, promossa dall'Assessorato alla Cultura del Comune, curata da Giorgio D'Orazio, il curatore e giornalista a cui De Domizio Durini ha «ceduto il testimone», come si legge nel libro, che si occuperà di curare l'importante eredità culturale della baronessa, a cominciare dalla rassegna Bolognano Visionnaire.
In questo volume c'è soprattutto l'appassionato racconto in presa diretta di Tedeschi - giornalista e consulente editoriale, già direttore di Risk, caporedattore de L’Uomo Vogue e responsabile cultura di Vogue Italia - che tocca gli eventi culturali più innovativi e dirompenti dell'ultimo mezzo secolo, con al centro il lavoro e la personalità in continua evoluzione di Lucrezia, i suoi rapporti con artisti come Beuys, Gino De Dominicis, Michelangelo Pistoletto, Marco Bagnoli, Vitantonio Russo, che hanno segnato il linguaggio artistico della seconda metà del '900, critici e curatori come Pierre Restany e Harald Szeemann, che hanno rivoluzionato i codici della comunicazione visiva, direttori di prestigiosi musei e istituzioni tra cui Thomas Messer del Guggenheim e Baumann della Kunsthaus di Zurigo, galleristi d’avanguardia come Ronald Feldmann, Yvon Lambert, Lucio Amelio e Peppe Morra, filosofi, poeti, scrittori, protagonisti della musica e dello spettacolo, personaggi come Michael Ende, Hans-Georg Gadamer, Ernst Nolte, Christoph Becker, Gian Ruggero Manzoni, Giorgio Gaslini, Lina Wertmüller, Emanuel Pimenta, Fernando Zari, Philippe Daverio, di cui si ritrovano testimonianze nel libro.
Un work in progress che mette le numerose situazioni di cui Lucrezia De Domizio Durini è stata protagonista in rapporto al succedersi degli avvenimenti storici, alle metamorfosi del costume e della società, sequenze che ci fanno rivivere un’epoca irripetibile, ormai entrata nel mito. (c.s.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA