Luigi Di Maio inaugura il Fla: «Brutta figura sul ddl Zan Renzi è già nel centrodestra»

19 Novembre 2021

Il ministro degli Esteri apre la diciannovesima edizione a Pescara «Fare nomi per il Quirinale è una mancanza di rispetto a Mattarella»

PESCARA. Primi appuntamenti in presenza per il Fla, Festival di Libri e Altrecose. La diciannovesima edizione da ieri è tornata con un programma ricchissimo. L'inaugurazione ufficiale, al Circus, a Pescara, ha visto protagonista il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, in città per presentare il suo primo libro “Un amore chiamato politica”. La partenza però è stata sottotono, con poco più di una cinquantina di persone presenti. Pochissimi anche gli esponenti locali del Movimento 5 Stelle. In platea ad ascoltare il ministro, il deputato Gianluca Vacca, i consiglieri regionali Sara Marcozzi, Domenico Pettinari e Pietro Smargiassi. «Sono da circa dieci anni in Parlamento e in questo periodo c'è stato un prima e un dopo la pandemia», ha detto il ministro in apertura dell'intervista condotta da Vincenzo D'Aquino, direttore del festival e dalla giornalista Mediaset, Veronica Gentili. «Non ho voluto fare un trattato di politica, ma cercare di far capire le emozioni, le paure, le certezze che avvolgono una persona quando viene investita di una responsabilità. Io sono stato sia per merito che per fortuna al centro della costituzione degli ultimi tre governi della Repubblica, di fatti fondamentali come il referendum del 2016, le leggi sul taglio dei parlamentari e la crescita del Movimento 5 stelle, la novità politica degli ultimi dieci anni. Chi lo leggerà non deve essere necessariamente d'accordo con me anche politicamente, ma spero lo possa leggere con senso critico». Il Covid, gli errori fatti in questi dieci anni, ammessi nel libro, primo fra tutti «l'impeachment del presidente Mattarella», lo scenario politico attuale, il reddito di cittadinanza, rivendicato con orgoglio dal ministro («Se qualcuno pensa di togliere uno strumento dall'oggi al domani a 3 milioni di persone, non ha capito la situazione di emergenza») ma anche le nomine Rai, che diventano un motivo in più «per spingere sulla legge per togliere le mani dei partiti dalla tv di Stato». Una chiacchierata quasi intima, «al di fuori del ruolo istituzionale», come premesso da Veronica Gentili, «per fare un racconto umano». E allora ecco i riferimenti alle accuse, reiterate negli anni verso il ministro, per i lavori fatti in passato. «È la cultura del bibitaro», come l'ha definita nel libro. «Il problema vero è che ho sbagliato a non reagire, non per me, ma per chi fa quei lavori umili. Loro sono i veri eroi quotidiani». E poi ancora il cenno al pettegolezzo sull'omosessualità, altro tema affrontato nell'autobiografia. «C'è una cultura deviata di una parte della politica, che è quella che affossa il ddl Zan, su cui l’Italia ha fatto brutta figura». Inevitabili i riferimenti alla pandemia, con il ministro che sgombra ogni dubbio su un eventuale lockdown per i non vaccinati. «Questo tema oggi non è oggetto di decisione, perché deve essere la comunità scientifica a dirci cosa fare», e ringrazia pubblicamente i giovani «Si sono vaccinati più loro che i meno giovani, dando un grande esempio. Adesso dobbiamo accelerare sulla terza dose». Non manca anche un attacco a Matteo Renzi: «Sicuramente è già nel centrodestra e lo abbiamo visto con il Ddl Zan. Ma loro si stanno solo contando in vista del gioco, perché per loro è un gioco, quello delle elezioni del presidente della Repubblica. Io penso che in questo momento soprattutto sull'elezione del presidente della Repubblica dovrebbe prevalere l'interesse nazionale. Bisognerebbe individuare una persona che possa essere garante della Costituzione e dei valori che contiene. Nulla di tutto questo credo si stia pensando in questi giochi che stanno facendo. E, nel frattempo, fare il toto-nomi è una mancanza di rispetto al presidente Sergio Mattarella che è ancora in carica. In questo momento, c'è una maggioranza che si compone come vedete e che vede in sostanza in questa maggioranza parlamentare Meloni, Salvini, Berlusconi e Renzi insieme». Di Maio ha concluso dicendo: «Noi ci dovremo abituare nei prossimi anni a vedere quello che era un trio e che oggi è un quartetto. E auguri perché in quattro hanno quattro idee diverse sia sul Quirinale sia su cosa fare in questo Paese, tant'è che lo vediamo continuamente e non mi stupisce che Matteo Renzi stia guardando al centrodestra».