Luisa Gasbarri: «Il romanzo ci porta dentro di noi»

13 Dicembre 2020

La scrittrice teatina al Fla col suo Il male degli angeli: «I miei protagonisti sono fatalisti, non incoscienti»

CHIETI. «La distruttività della Storia non è mai disgiunta dall’attesa in un futuro migliore, e tale consolazione può scaturire anche dalla lettura di un thriller, il genere che più di tutti è sensibile alla atroce rottura degli equilibri e al sofferto tentativo di ripristinarli». Per la scrittrice Luisa Gasbarri, teatina di nascita, docente di scrittura creativa, il genere da lei definito «noir shocking» può suggerirci una direzione della mutazione antropologica in atto dettata dalla pandemia, farci capire che cambiamenti anche drammatici hanno spesso radici antiche «perché del mondo non tutto sappiamo, o non tutto vogliamo sapere».
Gasbarri è autrice di “Il male degli angeli” (Baldini+Castoldi), thriller complesso e originale che si snoda tra passato e presente tra Roma e Berlino. Alla storia segreta del nazismo si affianca un’analisi potente che solleva sorprendenti interrogativi, un’indagine contemporanea di cui è protagonista la 33enne ebrea Sara Wolner di stanza all'Interpol di Roma. Attesa ospite del Fla 2020, il Centro ha raggiunto la scrittrice, che vive a Roma, per una riflessione sulla lettura in questo eccezionale frangente.
Il coronavirus ci ha precipitati in un clima di ansia, paura, attesa. Come può la lettura esserci di aiuto?
La paura è figlia dell’ignoranza. Abbiamo paura di un virus che fino in fondo non classifichiamo ancora bene, ovvio, ma abbiamo soprattutto paura delle nostre reazioni di esseri umani, di ritrovarci vittima di decisioni non nostre, di perdere in pratica il controllo sulle nostre vite. Il romanzo, come ogni forma d’arte, rispecchia la vita aiutandoci a coglierne l’irriducibile complessità, e se non può fornirci certezze scientifiche, può però farci penetrare nei meandri fragili o oscuri dei nostri cuori, svelarci a noi stessi. Qualsiasi lettura illumina l’anima: non esiste un testo completamente privo di poesia, di conoscenza. Non esiste un testo che in qualche misura non ci faccia affrontare ciò che siamo, per quanto trash o commerciale si ostini a essere. E in tutte le storie raccontate scopriamo che se i bisogni ci rendono uguali, i desideri ci differenziano: poche cose ci aiutano come la letteratura a comprenderci così bene l’un l’altro.
Quali le sue principali preoccupazioni e qual è il suo modo di affrontarle?
Le mie ansie principali sono rivolte alle persone che amo. Al pari dei protagonisti dei miei libri, tendo per indole a tuffarmi nelle cose, a sdrammatizzare, ma se per vivere ci vuole a volte una dose di sano fatalismo, non dobbiamo mai sconfinare nell’egotismo insensato dell’incoscienza. Ci si deve preservare con intelligenza ed equilibrio. Non si tratta solo di noi stessi, ma di responsabilità anche verso gli altri, come per la questione ambientale. Siamo parte di un sistema dove mutare anche un dettaglio può comportare enormi conseguenze. Sigrun rappresenta per esempio nel romanzo colei che sempre, davanti a ogni azione, avverte la necessità d’interrogarsi sulle proprie responsabilità, atto individuale che oggi non possiamo più permetterci di delegare o posporre.
La pandemia ha modificato il rapporto tra scrittore e lettore. Come giudica il cambiamento?
Le presentazioni dal vivo sono attualmente sostituite da dirette streaming e ciò che rimaneva confinato nell’effimero si preserva ora on line, permettendo una fruizione potenzialmente infinita degli eventi, quindi anche allargata. La comunità dei lettori non si è però espansa, neppure per la clausura forzata. Dovremmo interrogarci sulla percezione attuale del libro, ritenuto forse non competitivo abbastanza nei confronti dei social, in particolare davanti alle urgenze di un presente in bilico. Spero ciò ispiri un rilancio futuro della qualità rispetto alla quantità dei testi pubblicati.
Quali letture consiglia in un periodo come questo?
A prescindere dall’età consiglio sempre testi forti, in cui lo stile e il linguaggio facciano la differenza. Per restare alla capacità del romanzo di anticipare disastri e cogliere le sfaccettature dell’inquietudine attuale, proporrei il bellissimo “Tokyo soundtrack” di Furukawa Hideo, dove la suspense da thriller di una lungimirante distopia ecologica si accompagna alla riflessione sull’irriducibilità della giovinezza e del femminile.