Luisa racconta Luisa «Tosta la Spagnoli un grande incontro»

Rischiavano di chiamarsi “cazzotti”. E se Luisa Spagnoli non fosse stata costretta a nascondere una corrispondenza segreta con il suo amante, sarebbero stati cioccolatini come tanti altri, senza quei...
Rischiavano di chiamarsi “cazzotti”. E se Luisa Spagnoli non fosse stata costretta a nascondere una corrispondenza segreta con il suo amante, sarebbero stati cioccolatini come tanti altri, senza quei bigliettini che ne hanno fatto il simbolo di un secolo di San Valentino. Ma dietro il nome di una donna che ai più oggi ricorda solo una linea di moda, non ci sono solo i Baci Perugina. C’è l’impegno sociale di una femminista ante litteram, capace di diventare imprenditrice nell’Italia degli anni Venti, di mostrare i pugni agli uomini che volevano ostacolarla, di puntare sulle madri, regalando loro il sollievo di un asilo aziendale. E di scegliere l’amore che accende la passione – nonostante un matrimonio – anche se l’oggetto dei desideri ha quasi 15 anni meno di lei. A dare corpo e voce a un personaggio carismatico e modernissimo è stata Luisa Ranieri, protagonista della fiction con cui Rai1, nelle due serate di lunedì 1 e martedì 2, ha superato i sette milioni di telespettatori a puntata.
«Sono due anni che facevo l’amore a distanza con questo personaggio», dice la signora Zingaretti (è sposata con Luca, il commissario Montalbano). «Finalmente il progetto è diventato realtà».
Luisa interpreta Luisa. Com’è stata quest’esperienza?
«Un grande incontro con una donna che ha rivoluzionato i costumi e l’imprenditoria, di cui conoscevo pochissimo».
Cosa l’ha conquistata?
«Tantissime cose. Luisa Spagnoli era lungimirante. Come tanti imprenditori che vengono dal popolo, sapeva anticipare i bisogni della società, annusando le tendenze. L’omonima linea di moda è sorta così. L’illuminazione di allevare conigli d’angora nasce dall’aver intuito che c’era un ceto medio che non poteva permettersi le pellicce, ma che aveva diritto a vestirsi con una lana morbida».
Prima ancora c’era stata la sfida della Perugina.
«Era partita da una piccola confetteria. Poi, insieme con i Buitoni, gli industriali della pasta, ha creato praticamente dal nulla un colosso. Ed è sua l’idea dei Baci, per riciclare i frammenti di nocciola che si accumulavano durante la lavorazione di altri cioccolatini. Lo sa come sono nati i bigliettini? Si dice che un giorno il figlio della Spagnoli abbia fatto irruzione nello studio della madre, intenta a scrivere un biglietto d’amore per il suo amante. Per giustificarsi, Luisa gli disse che era una nuova strategia di marketing e che i “pizzini” avrebbero rivestito i cioccolatini. Dovevano chiamarsi “cazzotti”, ma poi Giovanni Buitoni ritenne che non fosse un nome indicato e li ribattezzò “Baci”».
Luisa fu a lungo la compagna di Buitoni, nonostante i 15 anni più di lui.
«Infatti fu osteggiata duramente. Ma questo rientra nel suo essere una donna moderna. Assumeva le operaie maltrattate dai mariti per assicurare loro indipendenza. Le spronava a non rinunciare alla carriera e per agevolarle fu la prima a creare gli asili in fabbrica. Aveva il coraggio di guidare un’azienda senza farsi intimidire da chi non la riteneva credibile».
Una femminista ante litteram...
«Sì, ma non una di quelle arrabbiate con gli uomini. Piuttosto una donna contemporanea che rivendicava rapporti paritari con l’altro sesso».
Anche lei dà l’impressione di essere una “tosta”.
«Le donne del Sud, come me, non sono gatte morte».
E dopo Luisa Spagnoli, che cosa l’aspetta?
«Tutt’altro. A marzo mi vedrete sul grande schermo in un film corale di Fausto Brizzi che si chiamerà “Forever young”. Interpreto una quarantenne a caccia di giovani prede, una donna molto sopra le righe a caccia di toy boy. Non mi riconoscerete…».
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