Magnani: «All’Aquila con gli eroi surreali del mio cinema»

10 Aprile 2018

Il regista romagnolo apre la rassegna “Prima!” con “Easy” la storia di un ex campione di go-kart e della dispotica madre

Con la bizzarra commedia on the road “Easy – Un viaggio facile facile” il cineasta romagnolo Andrea Magnani è stato il primo ospite, ieri sera a L’Aquila, della rassegna “Prima!”, ciclo di incontri con registi di opere prime e seconde proposto dal 12° L’Aquila Film Festival insieme al dipartimento di Scienze umane dell’università aquilana. Gli ospiti successivi saranno giovedì 12 aprile Alessandro Aronadio col film d’esordio “Orecchie” (appena uscita la sua opera seconda “Io c’è”), premiato a Venezia e Montecarlo, e il 19 Roberto De Paolis con “Cuori puri”, premiato ai Nastri d’Argento.
Sempre al Palazzetto dei Nobili, con inizio alle ore 20.30 e i docenti del Dsu, Massimo Fusillo e Mirko Lino, a condurre le conversazioni con gli autori. “Easy”, lungometraggio del 2017 premiato ai festival di Locarno e di Annecy, due candidature ai David di Donatello, nelle categorie migliore opera prima e miglior attore, ha per protagonista un perdente, sovrappeso, depresso e attonito, interpretato da Nicola Nocella. Isidoro, detto Easy, ex campione di go-kart, vive con la dispotica madre Delia, interpretata da Barbara Bouchet, trascorrendo le giornate tra cibo, farmaci, tv, videogame. Il furbastro fratello Filo (Libero De Rienzo), lo incarica di trasportare fino al confine ungherese la bara con dentro un muratore ucraino morto in un suo cantiere. Per Easy inizia un rocambolesco e surreale cammino in cui gli capiterà di tutto.
Mentre era in viaggio dalla sua Rimini verso L’Aquila, il Centro ha raggiunto al telefono il regista Andrea Magnani.
Easy” ha avuto una lunga e travagliata gestazione produttiva. Era l'opera prima, come si fa in questi casi a non scoraggiarsi?
I processi produttivi sono sempre difficili, specie per i film piccoli e indipendenti. Mi ha aiutato molto mettere da parte la sceneggiatura, non tornarci sopra, evitando di stressare la storia. Inoltre è stato importante adattarsi. Le riprese, previste in Ucraina nell’estate 2014, sono saltate per la guerra nel Donbass. Naturalmente si è fermato tutto e sono stati anche congelati i fondi per le produzioni cinematografiche. Abbiamo dovuto posticipare di due anni. A quel punto abbiamo dovuto adattare la sceneggiatura: abbiamo girato nell’inverno 2016, mentre le riprese erano previste in estate. Co-produzione e attori ucraini.
È stato complicato intendersi?
All’inizio è stato un po’ complicato confrontarsi con una lingua e una cultura diverse. Comunicavamo in inglese, ma poi ci siamo accorti che sul set lo parlavano solo quattro persone. Però, come in altre esperienze, alla fine scopri che sono più le cose che uniscono che non quelle che dividono. Dopo un po’ ci si capiva a gesti, o anche solo con uno sguardo. Si è creato un bel rapporto, ancora oggi ci sentiamo attraverso i social. È stata una grande avventura.
Per questo suo film così laconico e surreale è stato suggerito il paragone col regista finlandese Aki Kaurismaki. Si ritrova nell'accostamento?
Di Kaurismaki ho visto solo due film, “Leningrad cowboys go America” e “Le Havre”. Non è il mio autore di riferimento. Mi piace calare i personaggi nelle situazioni paradossali. Direi che il mio è più un cinema di situazioni che di dialogo, caratteristica invece dominante nei film italiani, soprattutto nelle commedie. Il protagonista di “Easy”, pur essendo quasi sempre in scena, ha in tutto 50-60 battute. Certo, qualcuno può rischiare di addormentarsi, però si ride anche.
Com’è nata la scelta di Barbara Bouchet per il ruolo della madre di Isidoro?
Il suo accento tedesco mi ricordava molto quello della mia nonna materna, che mi parlava con quel forte accento del Sud Tirol. Mi piaceva la distanza molto marcata che già solo con la voce questa madre mette tra sé e il figlio, così diverso fisicamente da lei.
Viene da una terra di motori, vitelloni, cineasti. L’ambiente di origine in cosa l’ha influenzata?
Forse nella voglia di guardarsi intorno, di andare oltre i limiti e le frontiere. Questo aspetto del carattere romagnolo sicuramente nel film c’è.
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