“MaledettaMente” La follia e la poesia nel libro di Di Stanislao

GIULIANOVA. «La follia è anche in noi, come dice lo psichiatra Eugenio Borgna, e da questo assunto bisogna ripartire». Magari usando l’approccio gentile della poesia per confrontarsi sul tema non...
GIULIANOVA. «La follia è anche in noi, come dice lo psichiatra Eugenio Borgna, e da questo assunto bisogna ripartire». Magari usando l’approccio gentile della poesia per confrontarsi sul tema non facile del disagio mentale, come fa Augusto Di Stanislao, psicologo, psicoterapeuta e sociologo, autore del libro “MaledettaMente. La poesia ri-scrive la follia” (Duende). Il volumetto sarà presentato dall’autore stasera a Giulianova Lido (21.30, terrazza Kursaal) in conversazione con Anna Fusaro, giornalista culturale; interverrà l'assessore comunale alla Cultura, Paolo Giorgini, letture dell’attore Giulio Votta.
Attraverso la poesia, la fotografia, le riflessioni che partono dall’esperienza diretta dell’autore nei servizi di psichiatria e poi nei dipartimenti di salute mentale, in questo libro nato dal confronto diretto con gli utenti dei centri Di Stanislao si chiede quale sia il confine tra follia e normalità e sottolinea la necessità di un approccio diverso, che non si basi solo sullo strapotere del farmaco e sulle procedure burocratiche. «La storia della salute mentale è fatta di tanto dolore, incomprensione, rassegnazione. Tante solitudini di persone che diventano pazienti, di famiglie messe insieme dalla vergogna. I servizi hanno messo la retromarcia e dell’insegnamento di Basaglia è rimasta traccia nella convegnistica», scrive lo psicologo facendo riferimento alla legge del 1978 che chiudeva i manicomi e regolamentava il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo i servizi di igiene mentale. «La follia ci appartiene e più la respingiamo, più mette casa in noi. Il percorso che ho scelto è contromano. È un racconto, una narrazione per fotogrammi della mente. Rileggo la follia attraverso la poesia, scompaginando i luoghi comuni, la vuota e arida formalità di una società respingente e di servizi sempre più burocratizzati, inadeguati a reggere l'urto di tanta diversità, di tanta umanità».