Manolita, l'esordio alla Galleria Manzo è "Really Digital"

L'artista abruzzese, poligrafica del quotidiano Il Centro, inaugura sabato a Pescara la sua prima personale. Dai fumetti e le illustrazioni alle opere realizzate con l'iPad
Sabato 10 dicembre alle ore 19 la Galleria Cesare Manzo di via Galilei 42 a Pescara ospiterà il vernissage della mostra personale di Manolita D'Antino dal titolo "Really Digital". L'artista abruzzese (maturità artistica al Misticoni di Pescara), durante l'apprendistato ha realizzato illustrazioni e fumetti per il mercato francese e italiano. Dal 1986 è poligrafico al quotidiano abruzzese Il Centro. Premiata al XIV Fancon di Courmayer (1990) e all'Italcon di San Marino (1933), l'anno dopo ha esposto le sue illustrazioni con Karel Thole, maestro delle copertine. Oltre ad aver partecipato a mostre collettive, i suoi disegni sono presenti in diverse pubblicazioni giornalistiche ed editoriali, come ad esempio "Monumenti d'Abruzzo" (1995) e la miliare "Storia d'Abruzzo a fumetti" (1997). Nel 2016, dopo anni di ricerca creativa, per Manolita inizia un nuovo percorso espositivo. La mostra "Really Digital" alla Galleria Cesare Manzo di Pescara è la sua prima personale.
Come è stato scritto di Manolita nella presentazione alla mostra: «Il mondo digitale ha fatto sempre parte della sua professione di poligrafico, così negli anni e con le rapide trasformazioni dei mezzi, è diventato sempre più familiare e naturale l'impiego pressochè esclusivo della tecnologia digitale nei suoi lavori creativi. Grafica pubblicitaria e illustratrice, Manolita ha lavorato per testate e pubblicazioni, il disegno lo porta dentro dagli anni del liceo. Ama lo scenico romanticismo di Friedrich, la profondità paesaggista di Corot, l'inquieto lirismo di Marcus Larson, la pittura di denuncia di Teofilo Patini, l'emotivo realismo di Norman Rockwell, l'infallibile Escher e l'indimenticabile Mitoraj. A lavoro poi ha sempre avuto a che fare con il figurativo. Eppure ha voluto, corteggiando e litigando con il suo iPad, quel tablet che è divenuta la sua poliedrica e difficoltosa tavolozza, vivere un superamento in chiave non formale della sua ricerca».
Dice del suo lavoro invece Manolita D'Antino: «Questo cambiamento di visioni è strisciato fuori pian piano nel corso degli anni, quando giungeva a definizione il filo rosso del mio percorso creativo. Quel che creavo rimaneva in sospeso perché, lavorando fortemente con il figurativo, non gli davo una connotazione vera e propria, a volte creavo inconsapevolmente dei frame che poi per la loro particolarità non erano utilizzabili in campo grafico, seguivo il mio istinto, non la logica».
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