Marcello De Cecco l’economista globale che amava l’Abruzzo

L’intellettuale lancianese è morto a 77 anni Ciocca: intelligente e aspro come la nostra terra
di Giuliano Di Tanna
Era un economista conosciuto in tutto il mondo, aveva insegnato nelle migliori università, aveva scritto saggi di teoria monetaria ed editoriali di politica economica (soprattutto su . Repubblica) con i quali non aveva avuto paura di sporcarsi le mani con la realtà, ma era soprattutto un abruzzese orgoglioso delle sue origini che amava ostentare con il vezzo di un italiano venato da cadenze vernacolari lancianesi, la città dove era nato 77 anni fa. Era tutto questo e molto altro, Marcello De Cecco, morto, l’altra notte, nella sua casa romana per un ictus. La magistratura ha disposto l’autopsia dell’economista che era stato operato, pochi giorni fa, in un ospedale romano.
Dopo le lauree in giurisprudenza all'università di Parma e in economia a Cambridge, De Cecco aveva proseguito gli studi tra l'Italia e gli Stati Uniti insegnando in diversi atenei italiani e stranieri. Dal 2003 era stato professore ordinario di Storia della finanza e della moneta alla Normale di Pisa. Dal 2011 insegnava Economia e finanza dei paesi emergenti e European Economic Policies and History alla Luiss di Roma. Nel 2013 aveva ricevuto l’Ordine della Minerva dell’università d’Annunzio, nel corso di una cerimonia nel campus di Chieti. Politicamente vicino alla sinistra, nel 2007 aveva fatto parte del comitato promotore del Pd.
Cosmopolita e inguaribilmente legato all’Abruzzo, dove tornava, soprattutto d’estate, nella sua casa di Bardella, una contrada di San Vito: lo ricorda così Pierluigi Ciocca, un altro grande economista abruzzese, suo amico e collaboratore. Pescarese, ma teatino di formazione, 75 anni, Ciocca è stato vicedirettore generale della Banca d'Italia dal 1995 al 2006. «Marcello l’ho conosciuto per caso, oltre 40 anni fa, all’università di Oxford, dove studiavo», racconta al Centro, Ciocca. «Un giorno, c’era un convegno con De Cecco. Passando davanti all’aula, sentii questa voce che parlava in un inglese correttissimo, ma con un forte accento abruzzese. Quando finì di parlare, mi presentai e gli chiesi: “Perché, visto che conosce l’inglese così bene, usa questo accento?”. E lui sorridendo mi rispose: “Perché sono legato all’Abruzzo”. Lui era così: ci teneva sempre ad affermare la sua abruzzesità».
«Insieme, Marcello e io, abbiamo curato una collana di libri intitolata “Economisti abruzzesi”, per la casa editrice Carabba di Lanciano. Abbiamo pubblicato otto volumi, l’ultimo, pochi mesi fa. In uno di questi libri tentammo anche di definire che cosa fosse un economista abruzzese. Decidemmo che era semplicemente una persona intelligente nata negli Abruzzi e rimasto legato alla sua terra. In quella collana abbiamo curato la pubblicazione di libri dedicati a Ferdinando Galiani, Raffaele Mattioli, Umberto Ricci, Federico Caffè. Sempre insieme, abbiamo ripreso e ci siamo occupati, per una trentina di anni, della Rivista di storia economica, fondata da Luigi Einaudi durante il fascismo».
«Marcello De Cecco», prosegue Ciocca, «era un economista teorico, ma aveva i piedi ben piantati nella realtà di oggi. Aveva letto tutti i libri e conosceva la teoria economica. I suoi principali interessi erano monetari e finanziari. Era esperto di rapporti fra economie. Su questo terreno, per esempio, era fortemente critico verso la Germania. Le caratteristiche fondamentali del suo pensiero economico erano due. Da un lato, c’era la critica del pensiero economico ortodosso. Marcello aveva una mente critica, di cui l’aveva dotato la natura, e questa attitudine la rivolgeva verso gli sviluppi della teoria economica che, sosteneva lui, era scaduta nell’ortodossia. L’altro aspetto del suo pensiero economico sono le sue ricerche, i suoi libri caratterizzati da una grande originalità. Ecco, se si collegano queste due parole, critica e originalità, si trova chi fosse Marcello De Cecco. Era uno che pensava da una prospettiva di economista progressista, riformista, non marxista. Anche politicamente, il suo lavoro era molto intenso. Si poneva di fronte ai problemi di oggi e prospettava della soluzioni».
«Non è vero che fosse un allievo di Sraffa», racconta ancora Ciocca. «Marcello ha avuto un sostegno soprattutto da un altro abruzzese, Raffaele Mattioli. Il banchiere vastese della Commerciale influì molto sulla formazione di De Cecco da giovane, per esempio, incoraggiandolo negli studi. Poi ha avuto uno straordinario rapporto con un altro economista di origini abruzzesi, Luigi Spaventa, che è stato per lui un riferimento teorico importante. Marcello, inoltre, ha dato un notevole contributo alla storia della Banca d’Italia, curando una quarantina di volumi, due dei quali sulla dimensione internazionale dell’istituto».
«Marcello De Cecco», conclude Pierluigi Ciocca, «non era una persona facile. Se gli stavi simpatico e se lui aveva stima di te, tutto filava liscio. Ma se non ti stimava, non ti considerava proprio. Aveva un carattere molto aspro. Come tutti i grandi»,
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