Marcinelle, sempre in agosto l’altra tragedia dell’emigrazione abruzzese

12 Febbraio 2015

PESCARA. L’anno prossimo saranno trascorsi 60 anni dalla più grande tragedia dell’emigrazione italiana e abruzzese, quella di Marcinelle. L'8 agosto del 1956 in quella miniera in Belgio, nel Bois du...

PESCARA. L’anno prossimo saranno trascorsi 60 anni dalla più grande tragedia dell’emigrazione italiana e abruzzese, quella di Marcinelle. L'8 agosto del 1956 in quella miniera in Belgio, nel Bois du Cazier, persero la vita 262 minatori rimasti intrappolati a 1.035 di profondità per un incendio scoppiato in una galleria. Dei 132 lavoratori italiani morti asfissiati, 60 erano giovani emigrati abruzzesi, moltissimi dei quali di Manoppello in provincia di Pescara. Il sole estivo di quel giorno di agosto fu oscurato, poco dopo le 8 del mattino, dai fumi neri che cominciarono ad uscire dai pozzi, profondi oltre un chilometro, dove quasi 300 minatori erano scesi a lavorare, come ogni mattina, in cunicoli larghi a malapena per consentire il passaggio di un uomo. Un incidente dovuto a disattenzione, un ascensore partito quando non era ancora il momento rompendo la rottura dei condotti dell’olio, dei tubi dell’aria compressa e dei cavi elettrici e provocando il micidiale incendio sotterraneo che, assieme all’inefficienza delle vie di fuga e ai ritardi dei soccorsi, avrebbe portato alla morte 262 minatori, di cui 136 italiani.

L’anno scorso, in occasione del 58esimo anniversario, la tragedia di Marcinelle è stata ricordata dall’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. «Il tempo trascorso», ha scritto Napolitano in un messaggio, «non attenua il ricordo di una tragedia simbolo del sacrificio del lavoro italiano nel mondo. Essa costituisce tuttora motivo di riflessione sui pressanti temi dell’integrazione degli immigrati e della sicurezza sul luogo del lavoro».

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