Margaret Atwood, sempre in prima linea in ecologia e politica

2 Ottobre 2021

La scrittrice canadese ad Alba per una lectio magistralis Domani sarà a Torino per l’anticipo del Salone del Libro

TORINO. «La strada per il progresso non è una strada di mattoni gialli che ci porta diritto verso la città di Oz. il cambiamento sociale è un processo lungo, difficile, costellato di andirivieni, di cambiamenti non sempre positivi e richiede la partecipazione di tutti». Margaret Atwood, scrittrice e poetessa canadese, considerta tra i nomi più papabili per il prossimo Nobel della Letteratura, è una donna dall’indubbio, grande, fascino. Si trova ad Alba per ritirare il Premio Speciale Lattes Grinzane 2021 e oggi terrà una lectio magistralis dal titolo Raccontare storie al Teatro Sociale Busca della cittadina delle Langhe. Domani, invece, parteciperà a Torino a un'anteprima speciale del Salone internazionale del Libro.
«La rabbia può spronare a lottare contro le ingiustizie sociali, a patto che non si avvolga troppo su se stessa e diventi tossica», ha spiegato ieri durante un incontro con la stampa. Le domande spaziano su un ampio ventaglio di temi e non potrebbe essere diversamente, visto che Margaret Atwood, 82 anni, capelli bianchi ricci, tono di voce basso e un sorriso dolce, è considerata tra le personalità più influenti della scena letteraria e culturale del pianeta, sempre in prima linea nelle battaglie femministe e pacifiste, impegnata nella difesa dei diritti civili delle minoranze e nella tutela dell'ambiente.
Sono tutti temi che ritornano ciclicamente nella sua prolifica opera, che spazia sontuosamente da un genere all'altro: ha scritto tantissimi romanzi tra i quali Il racconto dell'ancella, diventato di volta in volta serie tv, sceneggiato televisivo, saggio, libro per bambini, e di recente la prima raccolta di poesie Moltissimo.
«Non dobbiamo abbassare la guardia sul fronte ecologico. Il nostro futuro è nelle mani dei giovani attivisti, che tra poco saranno grandi abbastanza per andare a votare. I politici dovrebbero stare attenti», dice poi a proposito dei movimenti dei giovani che si mobilitano per la difesa del clima. L'ambiente, ma anche il Covid. «I più colpiti dalla pandemia sono stati i giovani, da loro arriveranno le narrazioni più potenti su quanto accaduto», ha affermato ancora Atwood. E poi scherza: «Vi svelo un segreto, io non vado in discoteca. Potrei andarci, ma non vado».
La scrittrice candese ha poi spiegato che «le storie servono a farci entrare in empatia con ciò che accade nel mondo. I numeri da soli non ne sarebbero capaci. Non si possono però solo inventare storie, devono essere basate su fatti reali. Bisogna distinguere una credenza da un'opinione, i giornalisti ma anche gli scrittori devono sforzarsi di cercare di comunicare al meglio la verità». «La grande letteratura è sempre socialmente impegnata perché altrimenti non sarebbe considerata grande», ha sottolineato. Atwood ha confidato anche di avere riletto durante la pandemia la Divina Commedia: «Il rapporto tra Dante e Virgilio mentre esplorano l'Inferno è una metafora del rapporto che esiste tra lo scrittore e il lettore. Il lettore deve fidarsi dello scrittore, ma lo scrittore deve essere degno della fiducia del lettore», ha osservato. È stata, alla fine dell’incontro, la scrittrice stessa a rimettere insieme tutti i temi affrontati durante la lunga chiacchierata, quasi un anticipo della lectio: «La crisi climatica, la posizione delle donne, la situazione economica e le condizioni delle popolazioni indigene», ha sottolineato, «sono quattro cose sempre collegate tra loro, inscindibili».