Marina Cvetic la signora del vino a San Martino

La vedova di Masciarelli racconta le vigne e il borgo «Gianni mi ha insegnato ad amare questa terra...»
SAN MARTINO SULLA MARRUCINA. Molti la chiamano la signora del vino abruzzese. E l'Abruzzo, che l'Adriatico divide dalla terra d'origine di Marina Cvetic, di radici serbo-croate, è diventata ben presto la sua terra. A portarla in questa porzione teatina della nostra regione, nel paese di San Martino sulla Marrucina, è stato Gianni Masciarelli, il vignaiolo che con il suo Villa Gemma ha portato il Montepulciano d'Abruzzo sulle più decantate tavole internazionali e che proprio con il nome di sua moglie ha battezzato una delle più note linee di vini della loro Cantina.
Non è, infatti, a quel Montepulciano che pensa Marina Cvetic Masciarelli mentre ci accoglie a San Martino, dov'è il quartier generale di un'azienda fortemente cresciuta negli anni, conosciuta nel mondo come Masciarelli Tenute Agricole.
Qual è il vino che sente più legato a questo borgo?
«Senz'altro quello che richiama il nome di questo paese, il "Marina Cvetic Montepulciano d'Abruzzo doc San Martino Rosso", uno dei vini più rappresentativi di questi luoghi, diventato negli ultimi anni un punto di riferimento e una delle etichette simbolo dell'azienda».
Dove nasce?
«Il San Martino Rosso è frutto di una selezione di uve Montepulciano provenienti dai nostri più pregiati vigneti nel territorio di San Martino, nelle contrade delle Cave, San Silvestro e Colle di Paolo, a circa 450 metri sul livello del mare. Insomma è legatissimo a questo paese ed è un’espressione genuina e profonda del Montepulciano della provincia di Chieti. E poi questo vino rappresenta più di tutti gli altri la mia personale esperienza di vignaiolo».
Un'esperienza che si è fatta da quando vive qui, com'è questo borgo?
«Come tanti paesi in Abruzzo anche San Martino sulla Marrucina è una piccola terrazza spalancata sulla montagna, con la cima della Majelletta di fronte, e il mare a soli 30 km, un paesaggio incantevole in due parole. Lo abitano circa mille anime e questi suoi abitanti, forti e un po’ ruvidi, sono storicamente chiamati i “pruvelare”, cioè polverieri, perché nei secoli scorsi sono stati indomabili produttori di polvere da sparo, con la quale sono riusciti a tener testa persino ad un assedio dell’esercito francese nel 1799».
Lei non ha origini sanmartinesi: che rapporto ha costruito con la comunità?
«Amo questo fazzoletto di terra affacciato sulla Majella con lo stesso struggente attaccamento che era di Gianni e che ha saputo trasferirmi nel corso degli anni. Per quanto mi è possibile, e nonostante i numerosi viaggi in Italia e all’estero, cerco di partecipare alla vita del borgo e farmi promotrice di iniziative che possano portare visibilità e turismo. Tra queste c'è la manifestazione estiva "Calici di Stelle" che attira migliaia di persone nel piccolo centro storico così come la consegna del "Premio Gianni Masciarelli...Oltre la Vite" che ha portato tanti personaggi famosi a San Martino».
Torniamo al vino, anzi alla vigna. Perché il Montepulciano viene bene qui?
«Perché i terreni di San Martino sono ricchi di fonti d’acqua e sorgive, che affiorano qua e là tra i vigneti conferendo ricchezza idrica per tutto l’anno. Inoltre i vigneti, di medio impasto calcareo, sono quasi tutti a ridosso di boschi naturali e questa biodiversità è una vera barriera naturale per venti e insetti che garantisce la salubrità del suolo e dell’ambiente. Questo legame è fondamentale, dal territorio di San Martino i nostri vini traggono profumi e note eleganti uniche nel panorama abruzzese, grazie alla significativa escursione termica e al movimento di correnti, dovuto alla posizione a metà strada tra Adriatico e Majella, che mescola per tutto l’anno le brezze marine al vento freddo della montagna».
Borgo che vai, vino che trovi. Con quali piatti tipici di questo paese possiamo accompagnare il San Martino Rosso?
«Tra i tanti, magari le lumache pomodoro e peperoni, oppure "pizza e foglie"». Dove si possono provare? «Consiglierei la cucina tradizionale del b&b "La Brocca", dove si può anche pernottare. E per chi preferisce atmosfere d'altri tempi, merita una sosta tra gusto e relax, a pochi chilometri di distanza, il Castello di Semivicoli».
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