Marina Cvetic, manager del vino nel ricordo di Gianni Masciarelli

21 Maggio 2017

La vedova del vignaiuolo scomparso nel 2008 è una croata innamorata della regione che l’ha adottata «Il grande sogno coltivato insieme a mio marito è una realtà. Ai ragazzi dico: fate esperienza all’estero»

Serio, lungo, lo sguardo di Marina Cvetic potrebbe sembrare solo quello di un manager di ferro. Basta un attimo, lo si incrocia e addolcisce in un sorriso cordiale. Alla guida dell'azienda vitivinicola di famiglia, la Masciarelli Tenute Agricole, oppure nel quotidiano mestiere di madre, Marina Cvetic ha sempre le idee molto chiare: severa al punto giusto, molto comprensiva quando occorre. Una donna che ha saputo sempre tener banco in un mondo di uomini, il panorama del vino internazionale: quando non la si trova a San Martino sulla Marrucina, nel quartier generale Masciarelli, o al vicino Castello di Semivicoli, la dimora di charme voluta da suo marito Gianni, è molto facile incontrarla in qualche aeroporto internazionale. Azienda e famiglia sono le sue due strade esistenziali, se ce ne fosse una terza avrebbe certamente a che fare con l'una o con l'altra. Poliglotta, multiculturale, Marina ha imparato ad avere l'Abruzzo nel sangue, questa terra bagnata dallo stesso mare dei suoi Balcani. È andata così grazie all'incontro, all'intesa, all'amore con Gianni Masciarelli, morto nel 2008 a 52 anni, che allora, alla fine degli anni '80, stava timonando la riscossa del vino abruzzese.
Come ricorda quei primi anni in cui scoprì un uomo e una regione unici?
Gianni era una persona geniale, un catalizzatore di sogni e opportunità. Insieme abbiamo coltivato prima di tutto un grande sogno, indubbiamente il vero “segreto” del nostro successo, fare dell’Abruzzo una terra della viticoltura di qualità riconosciuta a livello mondiale, dando modo ai vitigni autoctoni di questa regione di manifestare un potenziale inespresso che allora ancora in pochi vedevano. Il Montepulciano in particolare ne è emerso come uno dei grandi classici rossi italiani, una realtà oggi riconosciuta non solo da noi ma anche, anzi soprattutto, all’estero.
Quale è il suo personale rapporto col vino?
«Per me è un ricordo molto antico, legato alle estati passate con la famiglia a casa di mio nonno, piccolo vignaiolo, in Croazia. In vigna, tra le sue botti, apprendevo i primi rudimenti di quest’arte e una delle lezioni più importanti della mia vita: essere paziente e saper aspettare per ottenere ciò che si vuole, senza dare mai nulla per scontato. Con Gianni, quella che era stata una passione di infanzia è sbocciata fino a diventare una comune ragione di vita.
Oggi di cosa si occupa in azienda?
Negli anni ho ricoperto tantissimi ruoli, soprattutto commerciali, oggi invece in qualità di amministratore unico mi occupo in particolare dello sviluppo di nuovi prodotti e brand, dell’internazionalizzazione dell’azienda, che esporta in 55 paesi, e della promozione di una cultura manageriale d’impresa, nel senso dell’innovazione dei processi, della formazione continua del personale e dell’evoluzione verso un modello di gestione ecosostenibile. Siamo infatti una delle poche aziende vitivinicole a poter vantare la certificazione Emas, uno strumento creato dalla Comunità europea per valutare e migliorare le proprie prestazioni ambientali e fornire ai consumatori informazioni sulla relativa gestione.
Come vede il comparto vitivinicolo abruzzese e che scenario presenta nel prossimo futuro?
Pieno di sfide ma anche di opportunità. Il livello qualitativo medio della produzione è cresciuto enormemente e questo gioca a favore dell'immagine complessiva della regione, si registra d'altra parte un costante aumento dell'export. Certo, le aziende sono ancora di piccole dimensioni e spesso non sufficientemente supportate dalle istituzioni nelle loro esigenze di promozione e sviluppo, specialmente all’estero, inoltre la situazione geopolitica attuale ci pone davanti a grandi difficoltà, pensiamo all’impatto della Brexit o alla crisi russa. Eppure il vino abruzzese deve continuare a cercare nuovi mercati. Ci sono molti paesi che danno grandi possibilità ai prodotti del made in Italy. Noi abbiamo bisogno di reinterpretare la rivoluzione qualitativa degli ultimi decenni con squadre creative per affrontare la crisi, con la condivisione di progetti nuovi su aree nuove, come l'Asia.
Con Gianni, oltre ad una grande azienda, ha messo su una grande famiglia.
Abbiamo avuto tre fantastici ragazzi che oggi hanno 28, 17 e 9 anni. Sono tre generazioni a cui bisogna parlare con tre differenti linguaggi.
Il vostro ultimo progetto è stato il Castello di Semivicoli. Come nacque l'idea, perché era così importante per lui?
Gianni aveva la capacità di saper guardare oltre il presente e individuare gli sviluppi futuri non solo nell’agricoltura, o nel wine business, ma nella società in generale. È sempre stato convinto che l’Abruzzo avesse uno straordinario patrimonio storico, artistico e culturale semi-sconosciuto che poteva e doveva essere valorizzato per fungere da volano dell’economia turistica. Fu così che pian piano maturò in lui l’idea di acquistare il Castello di Semivicoli, ormai ridotto a poco più di un rudere, era il 2004. Ci sono voluti 5 lunghi anni di restauro conservativo ma è tornato allo splendore di un tempo e oggi è un punto di riferimento in tutta la regione per gli enoturisti. Il numero delle visite poi, soprattutto dall’estero, sale di anno in anno.
Oggi che progetti futuri ha per la sua azienda e di cosa si sta occupando in particolare?
Masciarelli è nata nel segno dell’innovazione e vuole continuare a sperimentare. Di recente abbiamo introdotto lo Champagne André Jacquart e i Porto Quinta Nova nel nostro portfolio distributivo, la Gianni Selection. La prossima novità riguarderà la linea Marina Cvetic, perché si è recentemente aggiunta una nuova referenza, frutto di un vitigno internazionale, il Syrah, prodotto a Loreto e affinato in barrique di rovere francese.
Lavoro a parte, quali sono le sue passioni nel tempo libero?
Adoro passare tempo all’aria aperta, in montagna e in mezzo alla neve. Quando invece voglio rilassarmi a casa mi interesso di design e arredamento d’interni.
Che consiglio darebbe ai giovani abruzzesi, a chi sta scegliendo gli studi o un lavoro?
Uno su tutti, lo ripeto anche ai miei figli e ai loro amici. Uscire dalla zona di comfort e andare a far esperienza all’estero, sperimentare, sbagliare, acquisire consapevolezza del proprio ruolo, della propria professionalità e poi tornare nel proprio paese per migliorarlo. Vivere con il cuore in Abruzzo e con la testa nel mondo.
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